Il maxi centro logistico Amazon che potrebbe prendere vita tra Casale sul Sile nel Trevigiano e Quarto d’Altino nel Veneziano comincia a far temere la cittadinanza. Poche ore fa il circolo locale dl Pd ha cominciato a distribuire un volantino che parla espressamente di “un ecomostro” che mangerà una superficie di 500mila metri quadri, mentre la petizione su Change.org «contro il maxi polo» partita pure quest’ultima un paio di giorni addietro poco prima di mezzodì del 25 maggio aveva già sfondato quota 2100 contatti: «una cifra astronomica» se si considera che Casale conta appena 13mila abitanti.

Per di più dopo un periodo di silenzio la Confcommercio della Marca, con il presidente di Ascom Federico Capraro, ha cominciato a chiedere lumi sul progetto che la giunta di Casale (capitanata dal civico centrista Stefano Giuliato, un ragioniere che compie quarantott’anni il giorno 8 luglio) sta spingendo con molto calore reputando che l’iniziativa immobiliare porterà sviluppo e posti di lavoro, «almeno 1200», nel comprensorio.

Epperò, mentre Marco Giuliato, uno degli uomini di punta del circolo locale del Pd (il democratico Giuliato per inciso è il cugino del sindaco) si dice «preoccupatissimo per l’impatto urbanistico del progetto», quello che è chiaro è che l’intervento abbraccerà «un insieme di lotti pari ad un centinaio di campi». Si tratta quindi di un intervento relativo ad un’area «strategica» collocata a ridosso del passante autostradale di Mestre, che non può essere ricondotta ad una semplice questione fondiaria della provincia veneta. E per la quale pezzi interi della popolazione «avrebbero gradito una discussione aperta» prima che la giunta comunale desse il via ad un iter che al momento è in attesa delle osservazioni che chiunque può fare pervenire in comune. Non può essere sottaciuto poi che a detta di molti commercianti il progetto viene dipinto come «il più impattante della regione, secondo solo a quello della Superstrada pedemontana veneta», l’opera «in corso di cantiere che è la più importante in Italia». La quale peraltro da anni è al centro di polemiche, anche giudiziarie, che definire feroci è poco.

L’area dove sorgerà il nuovo centro Amazon tra la provincia di Treviso e quella di Venezia

E ancora, la compagine imprenditoriale che vorrebbe realizzare la trasformazione dei lotti da agricoli a logistici (il sindaco promette che non ci saranno centri commerciali, ma nessuno oggi è in grado di garantirlo perché la norme regionali o statali potrebbero sempre cambiare), non è una compagine qualsiasi, visto che nel pool figurano anche una serie di nomi altisonanti riferibili al mondo del calcestruzzo e delle cave del Trevigiano: nomi che pesano persino nel panorama nazionale.

Per di più quella dei cavatori trevigiani, vicentini e veronesi costituisce per vero una galassia così potente da avere più volte mandato in tilt il consiglio regionale veneto ogni volta che quest’ultimo provava e regolare in modo rigoroso la attività estrattiva: la cui lobby affonda le radici del suo potere in un abbraccio con la politica che risale ai tempi della Dc dorotea. Le propaggini della quale sono ampiamente riscontrabili oggigiorno nel centrodestra e in diversi settori del centrosinistra. Per di più nel notabilato del ricco comprensorio di Quarto-Casale-Mogliano, il soft power di questa proto-galassia dorotea continua a far sentire il suo peso in molti ambienti, a partire da quello «assai discreto» delle professioni.

Ma quale è in questo momento «il sentiment a palazzo Balbi», sede della giunta regionale del Veneto? Ad oggi il presidente leghista Luca Zaia in merito alla maxi operazione immobiliare, sulla quale secondo i detrattori rimangono molti dubbi anche sul piano giuridico, non si è espresso pubblicamente in maniera plateale. Dalle voci che circolano proprio a palazzo Balbi il silenzio deriverebbe dalla incertezza del governatore sui prossimi passi che potrebbero compiere tre pesi massimi tra gli stakeholder regionali: ossia Confcommercio, Confartigianato e Coldiretti. Si tratta di tre soggetti rispetto ai quali una operazione del genere dovrebbe essere vista come fumo negli occhi: sempre al netto dei vari giochi di potere che di prassi accompagnano ogni operazione economica di ampia portata.

Certo è che se uno di questi tre, o addirittura più d’uno, cominciassero a mettersi di traverso, magari con iniziative di piazza o magari con azioni legali, il contesto della situazione potrebbe mutare in maniera radicale a sfavore della iniziativa dei privati. E questo Zaia lo sa, anche perché solo pochi mesi fa i commercianti hanno dovuto inghiottire, tra polemiche e dissidi intestini mai veramente emersi, un altro boccone indigesto: quello del centro Amazon dislocato nel Polesine. «Quanti altri amari calici offerti dal tycoon americano Jeff Bezos i commercianti veneti dovranno ancora tracannare – si domandano alcuni esercenti della Marca – prima che i nostri politici regionali decidano di aprire gli occhi e di alzare la voce visto che si rischia la desertificazione delle piccole imprese già compromesse da anni di pianificazione prona agli interessi dei centri commerciali?».

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Giornalista

Marco Milioni, classe 1973, è giornalista pubblicista dal 2002. È stato per molti anni firma fissa de Il Gazzettino e corrispondente da Vicenza per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5. Ha all'attivo collaborazioni con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, Vicenzapiu.com, Radio Vicenza, Vvox.it e con il gruppo Citynews.

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