A chi vendiamo armi?

Belle le scie Tricolori che hanno tinteggiato i cieli delle città italiane a fine maggio. Talmente belli che in molti casi migliaia di persone si sono accalcate per vedere passare le Frecce, mascherine all’insù e distanziamento a farsi benedire. Ma tant’è. Il  Ministero della Difesa ha dovuto rinunciare alla parata del 2 giugno e così è nata l’idea di un ‘tour’ acrobatico. Costo complessivo dell’operazione: circa 3 milioni di euro. Fate voi il conto, semplice semplice, di quanti guanti, mascherine o altri dispositivi sanitari si potrebbero comprare e regalare, magari a medici e infermieri.

Un solo aereo MB-339, costruito all’Alenia Aermacchi di Venegono Inferiore (Varese) ‘brucia’ circa 6mila euro per un’ora di volo. Alenia Aermacchi è di proprietà del gruppo Leonardo: un bello spot per il gruppo guidato da Alessandro Profumo e dal neo Presidente Luciano Carta. A dire la verità l’ultimo dei problemi di Leonardo è farsi pubblicità. Il colosso italiano dei sistemi di difesa, satelliti, cyber-security, ICT, aereonautica, spazio e altro ancora è uno dei cavalli su cui il nostro paese scommette, e tanto, per il ‘post-Covid19’. 

L’industria bellica italiana è vitale per la ‘ripartenza’ e anche per la nostra politica estera. Leonardo sta diventando quello che è stata l’ENI per almeno 30 anni: detta l’agenda dei rapporti internazionali. Incide profondamente  sulle scelte politiche partendo dagli interessi commerciali.

Gli ultimi dati disponibili parlano chiaro.

L’ultima Relazione governativa annuale sull’export di armamenti, un documento ufficiale richiesto dalla Legge 185/90 che regola la vendita estera dei sistemi militari italiani e riassume l’attività del comparto industriale della difesa nostrana, dimostra che vendiamo sempre più armi a paesi fuori dalla Nato e soprattutto a paesi che non si sono particolarmente distinti per il rispetto dei diritti umani.

All’Egitto, cui chiediamo ancora giustizia per Giulio Regeni, vendiamo armi e sistemi di armamento per un valore di 871,7 milioni (in particolare con una fornitura di 32 elicotteri prodotti da Leonardo spa).

Nel corso del 2019, secondo Rete Disarmo, si sono registrate autorizzazioni di movimenti in uscita dall’Italia di materiale d’armamento per un controvalore di 5.174 milioni di euro. Dal 2014 ad oggi il valore del nostro commercio di armamenti è cresciuto dell’80%. 84 i Paesi destinatari. L’Egitto, nostro partner preferito, è seguito dal Turkmenistan con 446,1 milioni (nel 2018 non era stato destinatario di alcuna licenza). Al terzo posto si colloca il Regno Unito con 419,1 milioni complessivi. Fra le prime 10 destinazioni delle autorizzazioni all’export di armi italiane nel 2019 troviamo 4 Paesi NATO (2 dei quali anche nella UE) insieme a 2 dell’Africa Settentrionale (l’Algeria oltre al già menzionato Egitto), 2 asiatici (Corea del Sud insieme al già citato Turkmenistan) ed infine Australia e Brasile. Complessivamente il 62,7% delle autorizzazioni per licenze all’export ha come destinazione Paesi fuori dalla UE e dalla NATO.  Per quanto riguarda le imprese, ai vertici della classifica delle autorizzazioni ricevute troviamo Leonardo Spa con il 58% seguita da Elettronica spa (5,5%), Calzoni srl (4,3%), Orizzonte Sistemi Navali (4,2%) e Iveco Defence Vehicles (4,1%). Le importazioni totali registrate sono state pari a 214 milioni di euro, per il 68% con origine negli USA e per il 14% provenienti da Israele.

Non solo. “L’Italia è ancora protagonista negativa dei flussi di armi verso i Paesi coinvolti nel sanguinoso conflitto in Yemen, con altissimo tributo di vittime civili, distruzione di infrastrutture vitali e di un impatto umanitario devastante anche a causa di numerose ed accertate violazioni di diritti umani con possibili crimini di guerra. Una situazione inaccettabile e per la quale chiediamo immediati chiarimenti ed interventi a Governo e Parlamento” affermano Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace.

“Non possiamo che valutare molto negativamente i dati che leggiamo nero su bianco nelle pagine della Relazione governativa – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché stiamo parlando di volumi di autorizzazioni e trasferimenti davvero molto alti, nonostante da luglio 2019 sia attiva la sospensione di tutte le licenze relative a bombe e missili d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti”.

“Se ci concentriamo sulle nuove autorizzazioni (cioè su quello che dal 2019 in poi è possibile produrre e poi esportare) troviamo l’Arabia Saudita all’undicesimo posto con ben 105,4 milioni di euro e gli Emirati Arabi Uniti al dodicesimo posto con 89,9 milioni” commenta Giorgio Beretta di OPAL Brescia “Se nel secondo caso si tratta di un dimezzamento rispetto al record del 2018, per l’Arabia Saudita c’è invece una rilevante risalita dopo due anni di bassi volumi di licenze”. Complessivamente si tratta quindi di quasi 200 milioni di nuove autorizzazioni che almeno dal luglio 2019 non dovrebbero poter riguardare le due categorie già citate di armi. “Visti però i grandi volumi in gioco, in un certo senso inaspettati, chiediamo ora al Governo di chiarire quando tali licenze sono state rilasciate e e per che tipologia di sistemi d’arma. E chiediamo lo stesso anche a riguardo delle forniture reali effettuate nel 2019”, conclude Francesco Vignarca.

Nel 2019 sono infatti partiti armamenti e munizionamento militare per oltre 96 milioni di euro verso l’Arabia Saudita per oltre 91 milioni di euro verso gli Emirati Arabi Uniti. Alla volta di questi ultimi sono anche stati spediti 25 milioni di euro per “riesportazioni” e 34 milioni di euro per “temporanea esportazione”.  Altri due Paesi componenti la coalizione a guida saudita attiva militarmente in Yemen hanno invece ricevuto armamenti per circa 95 milioni di euro (il Kuwait per circa 82 milioni e il Bahrein per 12,5).

Egitto, Emirati Arabi Uniti, Yemen. E Qatar. La nostra politica estera in quella fetta di mondo è determinata da precise scelte commerciali.  

 

Intelligence e Affari

A riprova, la recente nomina di Luciano Carta come presidente di Leonardo Spa. Una scelta che delinea uno storico cambio di strategia. Chi è Luciano Carta? Sardo del Sulcis, 63 anni, è un militare di razza. Più precisamente un finanziere di tutto rispetto. Nelle Fiamme Gialle è rimasto per 45 anni. Tre lauree, nel 1993 è a capo del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria a Milano. Ci arriva dopo aver dato un contributo fondamentale alle inchieste del pool Mani Pulite, coordinando alcune tra le inchieste più importanti come quelle su Fininvest, Enimont e sulla corruzione all’interno delle stesse Fiamme Gialle. Consulente della Commissione parlamentare antimafia, capo Ufficio Stampa del Comando generale, capo di Stato maggiore. Nel 2016 era considerato uno dei candidati al vertice del corpo ma il governo Renzi scelse il generale Giorgio Toschi. A Carta venne assegnato il ruolo di vice dell’Aise, i servizi segreti esteri, apparato fondamentale e delicatissimo https://sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/chi-siamo/organizzazione/aise.html .

Lavora al fianco del generale Alberto Manenti, l’uomo che nell’ultimo decennio ha gestito alcune delle pratiche più delicate per la sicurezza nazionale. Manenti compare in molti retroscena degli ultimi 20 anni, quando c’erano ancora SISMI e Finmeccanica. Nel caso Telekom Serbia, ad esempio, furono Italo Bocchino e Maurizio Gasparri ad avanzare i sospetti che dietro a quell’operazione ci fosse l’ottava divisione diretta proprio da Alberto Manenti. Nel caso Nigergate (i falsi dossier che avrebbero dovuto provare l’importazione di uranio dell’Iraq di Saddam Hussein), Manenti venne coinvolto in qualità di capo dell’unità “Armi di distruzione di massa”. Il suo nome è spuntato anche nelle carte dell’inchiesta Finmeccanica, citato da Lorenzo Borgogni, l’ex dominus delle relazioni esterne della multinazionale di Stato. Insomma, gli intrecci tra servizi segreti e partecipate dello Stato non sono certo di oggi. Ma mai prima d’ora un uomo legato all’intelligence era andato a ricoprire un incarico così importante come la presidenza di un gigante come Leonardo, con interessi in tutto il mondo, con legami commerciali che si intersecano con scelte politiche nazionali e soprattutto internazionali.

Carta è un uomo di ‘intelligence’ a tutti gli effetti, da tutti descritto di grande capacità, scelto per Leonardo praticamente alla unanimità (nessun partito si è opposto). Dal 21 novembre 2018 Carta diventa il Direttore dell’AISE.

Ha le chiavi per entrare nei segreti degli altri Stati. Anche quelli industriali e di strategie di sviluppo.

È sotto la sua direzione che viene riportato in Italia Cesare Battisti nel gennaio 2019. Ed è sotto la sua direzione che viene liberata in Somalia, il 9 maggio, Silvia Romano. Dieci giorni dopo viene ufficializzata la nomina di Carta alla Presidenza di Leonardo.

 

Silvia Romano e il Qatar

Sul ruolo giocato da AISE, e quindi da Carta, nella liberazione di Silvia Romano, pochi dubbi.

I dubbi, più recenti, vengono semmai sul ruolo del Qatar nella vicenda. L’Emirato è indicato come uno dei principali finanziatori proprio di Al Shaabab, l’organizzazione criminale (ancor più che terrorista) che ha tenuto Silvia in ostaggio per 18 mesi.

Il Quatar è un partner commerciale fondamentale per l’Italia. Energia, infrastrutture, armi. Proprio a metà gennaio di quest’anno, a un mese dall’esplosione della pandemia da Covid19, il Presidente Mattarella ha svolto una visita ufficiale a Doha. Con Mattarella c’erano anche l’AD di Fincantieri Giuseppe Bono, l’AD di Leonardo Alessandro Profumo, il numero uno di ENI Claudio Descalzi, Pietro Salini AD di Impregilo.

Stiamo nel settore che più ci interessa, le armi. Il valore complessivo delle commesse di armi italiane verso il Quatar, per il solo biennio 2017-2018, ammonta a 6 miliardi e 144 milioni di euro. Cacciabombardieri, elicotteri pesanti, corvette, navi d’assalto, sottomarini; missili aria-terra e anti-nave; cannoni e mitragliatori; sistemi radar e sofisticate apparecchiature di telecomunicazione.

A Doha Leonardo è di casa. In molti ormai sostengono che dietro la liberazione di Silvia Romano non ci sia affatto il pagamento di un riscatto ma che semmai rientri tra gli ‘scambi di favori’ tra i due paesi.

Emerge anche un altro dettaglio interessante che ci racconta Mirko Molteni, collaboratore di AnalisiDifesa, autore di un documentatissimo articolo (https://www.analisidifesa.it/2020/05/somalia-la-lunga-guerra-ad-al-shabab/) sulla situazione somala (dove non dimentichiamolo, l’Italia ha un importante contingente militare) e in particolare il ruolo di Al Shabaab: “Le armi che usa Al Shaabab passano in gran parte dall’Eritrea. La maggior parte sono armi che circolano da anni in Africa, kalashnikov e Rpg. Secondo l’intelligence turca tra i loro principali appoggi internazionali ci sono gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. La Turchia ha tutto l’interesse a criticare gli Emirati data la situazione in Libia, dove il loro appoggio ad Al Haftar è alla luce del sole. Ankara invece come noto appoggia il governo di Tripoli di Al Sarraj. Al Shaabab ruota intorno alla galassia di Al Quaeda. Al Shaabab ha una serie di attività illecite tra cui il sequestro di persona è solo un pezzo del business. Controllano la pirateria nel Corno d’Africa, il traffico illegale di avorio. Parliamo di una organizzazione a tutti gli effetti criminale, prima ancora che fondamentalista, con tanto di taglieggiamento delle popolazioni locali. Tante armi arrivano probabilmente dall’area del Congo e dei Grandi Laghi, che dagli anni 90 è in ebollizione e dove ci sono diverse milizie. A proposito del sequestro di Silvia Romano, dobbiamo ricordare che il capo della NISA (i servizi segreti del governo somalo di Mogadiscio) Fayd Yasin lavorava come giornalista per il network qatarino Al Jazeera e con il Qatar ha ottimi rapporti. Si dice che il Qatar abbia un ruolo importante in Somalia. Investimenti sui porti della costa. Rapporti diretti con Al Shaabab. Il Qatar, che ha anche buoni rapporti con Erdogan, potrebbe essere stato al centro della trattativa per la liberazione di Silvia. È importante ricordare il fatto che il contingente italiano a Mogadiscio, 120 uomini su una missione europea che ne conta 200, è costantemente a rischio. L’ultimo attentato contro i nostri militari è dello scorso settembre. In Somalia siamo in prima linea e quest’anno nel paese dovrebbero tenersi le prime elezioni parlamentari. Sappiamo quanto per i gruppi terroristici e criminali le elezioni siano sempre occasioni di violenze e attacchi. Il nostro interesse in Somalia quindi è molto alto e dobbiamo prestare molta attenzione. Ecco perché sono importanti anche i rapporti con paesi come il Qatar, ecco perché le cose sono sempre più complicate di quanto appaiano e le diplomazie viaggiano parallelamente ad altri interessi”.

 

Dal Golfo Persico all’Ogliastra   

Interessi che dalla penisola arabica portano in Sardegna. Sardo il nuovo presidente di Leonardo spa, Carta. Sarda la sede di Rwm Italia che produce bombe, molte vendute negli scorsi anni all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen. Romana, ma con espansione strategica in Sardegna la Vitrociset, acquisita da Leonardo, che per anni ha co-gestito il poligono di Quirra e che a tutt’oggi utilizza il Poligono Interforze a Capo San Lorenzo per i suoi test sui propellenti per missili.

Sulla Vitrociset è bene soffermarsi un attimo, a proposito di rapporti tra servizi segreti, industria bellica, politica internazionale. Vitrociset è un’azienda che opera nel campo della gestione di sistemi elettronici e informatici in campo civile e militare per imprese, amministrazioni pubbliche e agenzie governative: sono suoi molti dei sistemi in uso alla Difesa, alla Guarda di Finanza, all’Agenzia spaziale italiana e a Bankitalia.

All’inizio, 1968, si chiamava Ciset. Fondata dal Cavaliere Camillo Crociani. La famiglia Crociani controllerà l’azienda per 40 anni fino alla vendita a Leonardo Spa nel settembre 2018. Chi era Camillo Crociani? Già presidente di Finmeccanica, fu coinvolto nello scandalo Lockheed. Fuggì indisturbato in Messico. Alla sua morte l’azienda fu rilevata dalla moglie e dalle due figlie. Furono le eredi a trattare la vendita a Leonardo.

Scrivono Alessandro Da Rold e Luca Rinaldi: “In pochi, in questi anni, hanno ricostruito come il Cavaliere Camillo Crociani, ex presidente di Finmeccanica e fondatore di Vitrociset, un passato nella Repubblica di Salò e su di sé il sospetto di essere stato una spia delle Ss naziste durante la Seconda guerra mondiale, riuscì a scappare dall’Italia. Anzi, l’unico che si occupava in quegli anni di Crociani era Mino Pecorelli, l’avvocato e giornalista di Op (Osservatore Politico), morto ammazzato il 20 marzo del 1979. C’è una coincidenza che vale la pena raccontare. Perché il giorno della morte di Pecorelli uscì il penultimo numero della rivista che tanto destava scandalo in quegli anni. Il titolo di quella copertina di Op era «La Torta Armata». Al suo interno, oltre a un dettagliato racconto delle mazzette Lockheed, c’era proprio la ricostruzione della fuga di Crociani dall’aeroporto di Ciampino. Pecorelli aveva lavorato molto su Crociani, che in quegli anni era ritenuto il “ministro ombra della Difesa”, un personaggio chiave nei delicati equilibri tra la Dc, la P2 di Gelli e persino il Vaticano. Ebbene, nel 1978 e nel 1979 Op rivelò come Crociani, potendo contare su coperture di primo piano all’interno delle nostre forze di sicurezza, riuscì a scappare indisturbato dall’aeroporto di Ciampino con tutta la famiglia, direzione Città del Messico. Innanzitutto, il Cavaliere aveva una doppia scorta, quella dei carabinieri e quella della polizia, «quest’ultima istituita su mandato di Ugo Macera, allora questore di Roma». La prima, invece, gli era assicurata dal generale dei Carabinieri Igino Missori”.

Per approfondire: https://www.report.rai.it/dj/Paradise_Papers/page1.html

 

Poligoni Sardi

Sarde le vittime dei veleni di Quirra. https://estremeconseguenze.it/2019/04/03/sardegna-linferno-in-paradiso/

Sardi i poligoni militari più grandi d’Europa. Sardo l’unico processo in Europa a carico di militari. Non per ‘disastro ambientale’,  come tentò di fare il PM di Lanusei Fiordalisi, ma per ‘violazione delle norme anti-infortunio’. Ne parliamo ampiamente nell’articolo correlato. Ne ha parlato recentemente Mauro Pili sull’Unione Sarda https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2020/04/24/un-paradiso-distrutto-dalle-bombe-il-salto-di-quirra-un-altro-vie-136-1011806.html   scatenando anche la reazione della nobile rampolla della famiglia Crociani «Noi amiamo la Sardegna» – L’Unione Sarda.it.

Ora spunta anche la possibilità di una gigantesca sepoltura di materiale tossico, e forse radioattivo, in un parcheggio davanti alla spiaggia di Murtas, tra Capo San Lorenzo e Cala Pupino. Una spiaggia meravigliosa ma certamente non ‘incontaminata’.  Una lettera anonima nelle mani del PM di Lanusei Biagio Mazzeo racconta con dovizia di particolari l’occultamento di tonnellate di materiale bellico contaminato. Rottami di missili ‘Milan’ e molto altro. “Una lettera piena di dettagli da cui si evince che chi l’ha scritta sa di cosa parla, Forse, proprio un militare” precisa a EC l’Avvocato di parte civile Gianfranco Sollai. 

Per la cronaca, la spiaggia riaprirà regolarmente questa estate.

“Abbiamo disposto per un sopralluogo e uno scavo – spiega Biagio Mazzeo a EC – ma la pandemia ha rallentato le procedure. Credo che nelle prossime settimane inizieranno gli scavi. Per quanto attiene al processo resto fiducioso si arrivi a sentenza. Certo, il blocco per Covid19 e la confusione in tema di prescrizioni mettono a rischio l’intero percorso e degli otto comandanti indagati ormai più della metà hanno già diritto a prescrizione. Ma resto ottimista.  È importante che si arrivi a sentenza. Che sia comprovato quanto accaduto a Quirra e a San Lorenzo per anni e la relazione con la morte e la malattia di decine di persone. Speriamo che il dibattimento riprenda a settembre e che nel 2021 si arrivi a sentenza. Non è questione di carcere per qualcuno, il punto è affermare una verità storica” conclude Mazzeo.

Una verità storica che avrebbe riflessi importanti anche sugli altri poligoni e aree militari sarde, come Capo Teulada. Una verità storica che però potrebbe dare fastidio. Perché il mercato della cyber-sicurezza, dei sistemi di arma, dell’aereospazio e della Difesa sarà il fiore all’occhiello della nostra ‘ripresa’. Lo spiega bene questo intervento dell’analista strategico Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali:

“Leonardo deve consolidare quanto acquisito e continuare il percorso di espansione. Innanzitutto, è da rafforzare la propria leadership nel suo settore di punta, quello elicotteristico. L’azienda è un indiscusso leader mondiale, specialmente nel settore civile, ma non solo. La recente prestigiosa commessa per l’addestratore TH-119 della US Navy lo testimonia ampiamente. L’azienda si appresta inoltre a raggiungere un altro incredibile risultato, ovvero la certificazione del primo convertiplano civile al mondo, l’AW-609. Si apre dunque una fase nuova, in cui sfruttare al meglio il prestigio guadagnato e sondare nuovi e più lontani mercati. Leonardo è la quarta azienda al mondo del settore Difesa e Aerospazio per spesa in attività R&D e questo rappresenta certamente un orgoglio italiano. L’azienda, l’insieme dei suoi fornitori e l’indotto, esprimono un capitale di conoscenze e di tecnologia prezioso e insostituibile. È necessario, dunque, che la politica lo comprenda e si faccia carico della responsabilità di preservarlo. A beneficiare di ciò non sarebbe soltanto Leonardo, ma l’intero comparto industriale italiano. Ci sono infine due settori, che saranno chiave nel prossimo futuro, che fanno riferimento a due “nuovi” domini: quello cyber e quello spaziale. Oggi siamo ancora pionieri, appena approdati su tale terreno, inconsapevoli delle sue vere e infinite potenzialità. Nei prossimi anni, tuttavia, si concentreranno lì le attenzioni del mondo della Difesa e della sicurezza pubblica a livello globale. Oggi Leonardo esprime già, anche tramite le sue joint venture, grandissime capacità industriali e tecnologiche, nonché ha dimostrato, con la creazione della sua nuove Divisioni Elettronica e Cyber Security, la volontà di voler investire in questa direzione. Occorre dunque perseverare, con l’obiettivo di sviluppare una leadership internazionale anche in questi ambiti. Oggi Leonardo non è più soltanto l’industria che risponde ai requisiti operativi delle Forze armate italiane. Negli anni si è evoluta in un vero e proprio motore di innovazione capace di trainare l’intero sistema-Paese verso nuovi livelli di sofisticazione e di ambizione. Se perseguirà in questa direzione, riuscirà ad ampliare sempre di più il suo ruolo nel mondo, attirando l’attenzione e il riconoscimento da parte di una pletora sempre più ampia di clienti”.

 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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