I nostri bambini dopo 100 giorni di Covid

La porta della camera della mamma di C., 7 anni, da qualche giorno è chiusa perché la mamma è un caso sospetto Covid. E C. lo sa. Sa anche che la mamma è una bravissima dottoressa che lavora in ospedale di Bologna, da qualche settimana non può abbracciarla e deve girare per casa con la mascherina. A C. mancano tanto gli abbracci della mamma e così una sera le infila un disegno sotto la porta, per dirglielo. Non è un periodo facile per la bambina: la sua serenità è incrinata da risvegli notturni, comportamenti regressivi, come la richiesta di dormire con i genitori, e anche qualche tic nervoso. Adesso che la mamma è uscita dalla stanza e si può anche uscire un pochino, C. sta cominciando a ritrovare l’allegria di sempre e gli incubi stanno cominciando a scomparire.

S., tre anni, non vedrà più l’amato nonno, ucciso da un killer invisibile chiamato Covid, che ha portato via tanti altri nonni. Però il suo era come un papà per lui, visto che quello cosiddetto biologico se ne è andato quando aveva appena sei mesi. S. ha saputo che il nonno era morto dopo due mesi, perché nessuno, né la mamma né la nonna, avevano avuto il coraggio di dirglielo. Così lui, per tutte quelle settimane, prendeva la palla in mano e chiedeva dove fosse, ottenendo in risposta muti sorrisi rigati di lacrime. L’ultima immagine che S. aveva del nonno erano quelle due ambulanze con le luci blu e quegli uomini vestiti di arancione, bardati come astronauti, che lo portavano via, in una barella. Adesso, invece, S. ha uno scrigno dei ricordi, dove, con l’aiuto della mamma, ha messo gli oggetti che più glielo ricordano. E sa che anche lui è nei suoi pensieri.

N. ha 11 anni ed è un ragazzino dalla pelle invisibile. Il Covid non gli ha cambiato più di tanto la vita: viveva nella sua stanza con la sua Playstation prima e anche adesso. E’ un Hikikomori o, meglio, è un sospetto caso di ritiro sociale. Aveva saltato un sacco di lezioni nei primi mesi dell’anno scolastico, prima del lockdown, perché giocava tutta la notte e la mattina non riusciva a svegliarsi. E forse aveva anche paura di incontrare quel ragazzo del suo quartiere a Bergamo che l’aveva bullizzato. Così i genitori avevano deciso di farlo aiutare da uno specialista. Non parlava tanto agli incontri, e guardava il dottore di sottecchi, quasi a volerlo scrutare dentro. Ma qualche passo avanti l’aveva fatto. Poi il Covid aveva interrotto questo filo che lo portava fuori casa, nello studio del dottore. Però ne ha allungati altri. N. non gioca solo alla Playstation, naviga anche su internet ed è molto bravo con i computer. Tanto che, per poter fare sia le lezioni che le sedute on line, si è arrangiato da solo a installare i software necessari sul pc di casa. I suoi genitori, per la prima volta dopo tanto tempo, hanno cominciato a vedere un N. diverso da quello che avevano interpretato, e sono stati fieri di lui. Con tutti i coetanei chiusi in casa per il lockdown, ha avuto anche più amici con cui chattare. Non del suo quartiere di bulli, ma di altre città.

“Cosa il Covid ha lasciato veramente sui nostri bambini, lo scopriremo soltanto quando produrranno delle opere intellettuali, come film, libri, canzoni”. A dirlo è la dottoressa Roberta Rubbino dell’Istituto Beck che, con la presidentessa Antonella Montano, ha firmato l’opuscolo “Come aiutare i bambini durante la quarantena a casa”. Una lettura molto utile ai genitori non solo per alleviare la quarantena e comunicare il virus, ma anche per riconoscere in tempo i segnali di quella che potrebbe trasformarsi in disturbo da stress post traumatico, cioè l’insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono ad un evento traumatico, catastrofico o violento.

“In questo momento non si può parlare di DSPT perché devono passare diverse settimane, mesi, prima che sia diagnosticabile, ma è necessario monitorare i segnali. Il Covid può rientrare nella tipologia di eventi che fa nascere il disturbo: una situazione inusuale ed incontrollabile di fronte alla quale l’individuo si sente in pericolo. I sintomi da tenere sotto controllo nei bambini sono un’emotività eccessiva, soprattutto irascibilità ma anche iper eccitazione, o, al contrario, una tendenza all’intorbidimento o all’isolamento, oppure difficoltà di concentrazione. Attenzione se ci sono alterazioni del sonno e/o dell’alimentazione e se ci sono mal pancia o mal di testa: potrebbero essere causati da una somatizzazione. Ricordiamoci sempre che sono bambini, quindi hanno modalità espressive diverse da quelle dell’adulto: bisogna preoccuparsi se i segnali sono invalidanti per lo svolgimento delle normali attività”.

Modalità espressive diverse: per un bambino è difficile verbalizzare ciò che prova, esprime le proprie emozioni in altri modi, tra cui il gioco e i disegni, ma soprattutto con l’interazione fisica e prossemica. “Questo è stato il vero shock, lo sconvolgimento delle routine affettive e sociali. Improvvisamente i bambini hanno dovuto rinunciare alla scuola, agli amici, allo sport e in molti casi alla frequentazione quotidiana con i nonni – spiega Rubbino – I bambini con genitori che hanno dovuto continuare la loro attività quotidiana all’esterno, non solo i sanitari, pensiamo anche alle forze dell’ordine, a chi lavora nei supermercati e nei servizi che sono stati considerati essenziali, hanno anche dovuto rinunciare agli abbracci e ai baci di mamma e papà. E in questo il lockdown è stato peggio di una catastrofe naturale, dove tutto è sconvolto ma non le manifestazioni di affetto, la fisicità dei rapporti”.

Per (quasi) tutti, grandi e piccoli, l’unico modo di interagire con la propria sfera sociale è stato internet: whatsapp, skype, piattaforme per le video lezioni e social media sono stati alla portata di tutti i bambini, per molti per la prima volta. “Una vera ancora di salvezza, ovviamente se utilizzati con il filtro di un adulto – dice Rubbino – Anche noi, come Istituto Beck li abbiamo utilizzati in modo massiccio per stare vicino alle famiglie, sia in collegamento diretto, sia con dei video con consigli pratici e approfondimenti sulla situazione”.

“Sicuramente le tecnologie hanno ammorbidito il distacco dalla sfera sociale, anche perchè molti ragazzini già le utilizzavano – analizza Omar Vitali, psicologo libero professionista che si è trovato a svolgere la sua attività proprio nell’epicentro della pandemia, Bergamo – e, come nel caso di N., hanno anche migliorato una situazione che era problematica prima del lockdown. Ma non sono sempre stati sufficienti”. Il centro della vita dei bambini fino alla pre-adolescenza sono i genitori ed è alla loro reazione alla pandemia che i figli hanno risposto: “Certamente in presenza di adulti ansiosi e che hanno sottoposto sé stessi e i famigliari al bombardamento infodemico, è più facile che si siano verificati casi di ansia e stress nei minori. Se i genitori sono stressati, il bambino è stressato. Il problema è che più difficile identificarne i sintomi perchè si manifestano in modo meno “esplicito”. Mi spiego meglio: se un adulto regredisce si nota facilmente, se lo fa un bambino no, perchè potrebbe essere anche una modalità comunicativa. Quindi, per aiutare i bambini, è primario aiutare i genitori. Quando la mamma di S. è venuta in studio era una richiesta di soccorso per il suo piccolo, certo, ma inconsciamente, in primis per sé stessa. Il lutto per la perdita del padre doveva prima superarlo lei e solo poi avrebbe potuto accompagnare il bimbo nel suo percorso. E questo è stato il lavoro che abbiamo fatto: ristabilire i ruoli familiari, superare la sofferenza, che comunque fa parte della vita, e poi mettere S. nella condizione migliore per rapportarsi con la scomparsa dell’amato nonno”.

“Sicuramente sono stati gli adulti a manifestare in modo più grave ed immediato forti forme di stress e ansia causati dalla pandemia – gli fa eco Rubbino – In alcuni casi siamo dovuti intervenire farmacologicamente. E ovviamente i figli hanno sofferto della situazione”.

Insomma, sembra che i bambini abbiano avuto una maggiore resilienza rispetto agli adulti sullo stress da pandemia: “Per il momento sì, ma qui ci sono piccole comunità che sono rimaste letteralmente senza nonni. Gli effetti sulle generazioni più giovani li vedremo in seguito – conclude Vitali – Sicuramente ci sono stati aspetti positivi per quanto riguarda l’apprendimento: l’utilizzo massiccio di audio e video, rispetto alla modalità tradizionale con lettura e scrittura, ha favorito gli alunni con maggiori difficoltà. Un’esperienza di cui la scuola farà bene a far tesoro”.

E’ d’accordo la dottoressa Roberta Bacchio che, con la collega Morena Salvati, dell’Istituto Beck, ha accompagnato attraverso pandemia e lockdown i suoi piccoli pazienti affetti da autismo: “Per un bambino autistico le routine sono ancora più importanti che per un bambino neurotipico e per le famiglie è stato un momento difficile da gestire. In molti casi si è aggravata la sintomatologia: comportamenti più aggressivi, sia verso gli altri che verso sé stessi, problematici, aumento delle stereotipie. Abbiamo aumentato i supporti audiovisivi, che già sono largamente utilizzati, creandone ad hoc per aiutarli a gestire la nuova situazione. Un’altra cosa molto importante è impedire l’isolamento, cui già tendono i bambini autistici: in questo l’uso dei social e delle piattaforme di comunicazione può essere utile”. Vivere il lockdown può essere stato più o meno traumatico che per un bambino neurotipico? “Difficile dirlo, perchè esistono diverse forme di autismo e ogni terapia deve essere personalizzata. Possono esserci stati casi di depressione, ma la diagnosi è molto difficile. Quello che è certo è che il ritorno alla normalità, dopo la faticosa costruzione di una nuova routine per un autistico rappresenterà un ulteriore trauma. Le famiglie sono in attesa di sapere i tempi per le riperture perchè i ragazzi vanno preparati per tempo…”.

Chi è in attesa della riapertura delle scuole è sicuramente la mamma di C., che non è d’accordo con Bacchio e Vitali sull’efficacia della didattica on line: “E’ un problema. Lei che ha sempre fatto i compiti volentieri adesso è svogliata e demotivata. E io sono al lavoro in ospedale e non posso seguirla sempre. Per adesso la soluzione è prendermi una pausa a una cert’ora del pomeriggio e collegarmi con lei su Skype per interrogarla sulle tabelline”.

Tante vite, tante storie che si rincorrono in questa lunga narrazione di Covid. Come dice Rubbino, solo il tempo ci dirà cosa la pandemia ha veramente lasciato nelle menti dei nostri figli. La certezza dell’oggi è che sono stati completamente dimenticati: presa la decisione di chiudere le scuole, dei bambini nessuno si è più preoccupato, se non per la raccomandazione di tenerli lontani dai nonni. Prioritario era che i genitori tornassero al lavoro.

Link utili

Omar Vitali

Roberta Rubbino

Roberta Bacchio

ONU COVID-19 e la necessità di agire sulla salute mentale:

https://d66rp9rxjwtwy.cloudfront.net/wp-content/uploads/2020/05/United-Nations-Covid-and-mental-health-1.pdf

Sondaggio Ist. Piepoli commissionato dal Consiglio dell’Ordine degli psicologi (CNOP)

https://www.psy.it/documento-oms-salute-mentale-e-problemi-psicosociali-durante-lepidemia-di-covid-19.html

Intervista David Lazzari (Presidente dell’Ordine degli psicologi)

https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=84558

Genitori al tempo del Coronavirus

https://www.istitutobeck.com/genitori-al-tempo-del-coronavirus

Come aiutare i ragazzi in casa durante la quarantena

https://www.istitutobeck.com/opuscoli/come-aiutare-i-ragazzi-durante-la-quarantena-a-casa

Sostenere gli alunni con autismo nella Didattica a Distanza

https://youtu.be/2YSgHsqbKxg

Adolescenti nello spettro autistico – consigli pratici per la convivenza durante la quarantena

https://www.istitutobeck.com/adolescenti-coronavirus

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Giulia Guidi: Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.
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