Partito da Roma e atterrato a Manila, capitale delle Filippine, lo scorso 20 febbraio. Giusto in tempo per scampare alla pandemia italica.

Per un paio di settimane ho letto notizie, ascoltato servizi e parlato con parenti e amici di una situazione surreale, davvero pericolosamente vicina all’immaginazione fantascientifica dei film di cui sono “ghiotto”, sin da ragazzino. Pensavo davvero di scamparla… Fino a metà marzo nessun serio segnale di pandemia nelle isole Filippine, che si apprestavano a celebrare la stagione estiva (tipicamente da marzo a maggio) ospitando importanti e crescenti flussi turistici, di transito nella City e diretti in una delle 8.000 splendide isole dell’arcipelago.

Clima tropicale, spiagge da urlo mai troppo lontane, temperatura media dai 26 ai 30 gradi tutto l’anno; la frenetica, frizzante vita della metropoli di Metro Manila, 12 milioni di residenti (in realtà poco meno di 20 milioni di persone effettivamente vivono e lavorano qui) proseguiva disturbata soltanto dal mancato arrivo delle “orde di cinesi infetti”, già da fine gennaio per la verità.

Per il resto nessun particolare segnale di cambiamento o pericolo, nel quadro generale di un Paese unico nell’area del Sudest asiatico per via della cultura cattolica-spagnola (circa 400 anni di colonialismo) e del fatto che tutti parlano un buon inglese (eredita’ della presenza americana, post giapponese). Due aspetti che favoriscono non poco persone come me, Italiano di cultura cattolica (senza esagerare, ma ammetto che lo è) e in grado di parlare un buon inglese. Il tutto in una cornice che definirei quasi sudamericana quanto a ritmi di vita (la metropoli è l’unica a correre alla velocità capitalistica), fatalista nel convinto generale “vivi giorno per giorno”, senza troppo preoccuparsi di come si farà a mangiare domani (figuriamoci del virus…).

Poi, a metà marzo il primo caso (in realtà nelle Filippine si era registrato il primo morto fuori dalla Cina nel mondo a febbraio; tuttavia era rimasto un caso isolato).

Governo democratico-autoritario, il Presidente attuale è stato eletto a gran maggioranza con un programma politico incentrato su due assi: forti investimenti in infrastrutture, per la modernizzazione e il passaggio del Paese ad uno status di sviluppo superiore, ed eliminazione del fenomeno della produzione e commercio di Shabu (una potente droga sintetica, tipicamente prodotta in sudest ed est asiatico).

Decreto Presidenziale approvato e comunicato il 14 marzo, effettivo dal giorno 16, per una chiusura pressoché totale della sola Metro Manila, inclusi porti ed aeroporti in entrata e in uscita, senza eccezioni neppure per i viaggiatori domestici. Trasporti bloccati per qualsiasi scopo, anche merci.

Confusione e stupore generale. Reazione:
-assalto ai supermarket e alle farmacie ovunque, anche dove non c’e quarantena
-turisti bloccati nelle isole senza possibilità di muoversi e con crescenti difficolta’ nel reperimento di generi anche di base
-qualche caso qua e la’, estensione indiscriminata e repentina della quarantena ovunque
-incertezza sulle modalità di applicazione di una quarantena totale e generalizzata chiamata ECQ (qui si divertono con gli acronimi, proprio come gli americani: Enhanced Community Quarantine, alias confino rinforzato nella propria abitazione con divieto di uscire dalla propria comunità, palazzo o complesso residenziale, per tutti). Uffici tutti chiusi, anche le banche. Solo ospedali, farmacie e generi alimentari di distribuzione organizzata aperti al pubblico.

Un paio di settimane senza regole, senza permessi, senza capire come e cosa si puo’ fare oppure no.
Foto di bivacchi affollati nei quartieri poveri e popolosi, insieme a immagini istituzionali che cercano di comunicare che i casi vengono isolati e le regole rispettate.

Comunicati, discorsi, regole confusi e spesso contraddittori.

Coprifuoco prima dalle 5, poi dalle 3 pomeriggio. Posti di blocco per verificare chiunque si muova con permessi non ancora distribuiti. Discreta confusione, meglio restare semplicemente a casa, come avrei del resto fatto anche in Italia. Io a casa (vivo qui da circa 5 anni), leggo di tutto e studio come non facevo da tempi remoti per più di un mese, partecipo anch’io alla folle corsa alle opinioni, discorsi e notizie complottiste e disfattiste, sono preoccupato per l’Italia e guardo i numeri qui. Decisamente piccoli.

Mi domando perchè ammazzare l’economia di un Paese emergente, dove la gente vive della paga settimanale (lo stipendio medio mensile nelle Filippine è di circa 300 euro, come averne 600 per vivere in Italia se si vive a Manila). Qui il sistema è americano, si licenzia e basta. Devo farlo anch’io, purtroppo.

Mi rispondo che qui non hanno davvero un’idea di quanta gente sia infetta perché non ci sono tamponi e gli ospedali (sanità privata, modello americano) non hanno posto neppure per i paganti o assicurati, dopo meno di due settimane.

Generi alimentari, medicinali e supporti medici come le mascherine sempre più difficilmente reperibili. Niente di tragico nella grande metropoli, situazione alquanto imbarazzante nelle province lontane e persino nelle due più grandi città, Cebu (Filippine centrali, dei la Napoli delle Filippine) e Davao (estremo Sud, la Palermo, forse Catania delle Filippine).

Un caro amico romano che ha scelto di vivere in isola remota, con il quale mi sento spesso, mi racconta che gli hanno sequestrato la barca e paga il poliziotto per portargli viveri dalla città più vicina (Davao) a prezzi triplicati. Mi dico che tutto sommato ho fatto bene a restare in città, anche perché non si può più nemmeno andare in spiaggia e se ti beccano…

Dopo un periodo di due lunghi mesi di quarantena rinforzata e chiusura quasi totale, dal 16 maggio il Governo ha aggiunto una lettera al citato acronimo: MECQ che sta per quarantena comunitaria rinforzata… modificata. Non è cambiato davvero quasi nulla, di nuovo regole confuse e continui cambiamenti.

Piccola apertura e numeri che crescono di nuovo nei contagi: il 28 maggio picco massimo dai primi di più di 500 nuovi infetti, il dipartimento della Salute dichiara di non avere più tamponi, il Governo dichiara che dal 1 giugno e fino al 15 giugno si passa alla GCQ (quarantena generale comunitaria, una sorta di fase 2 italiana, forse un po’ più severa). 29 maggio: registrato il peggior giorno per numero di contagi con 539 nuovi casi di Covid-19.

Ultimo fine settimana di quarantena rinforzata, superando il lockdown più lungo del mondo, quello di Wuhan. Al 29 maggio i contagi nelle Filippine sono 15.588 e i decessi 921.

Da lunedì le mie attività resteranno chiuse esattamente come lo sono dallo scorso 16 marzo (centro massaggi e affitti residenziali a breve termine non potranno operare neppure in regime piu’ rilassato). Andrò a mangiare una pizza, senz’altro, visto che i ristoranti potranno aprire (con capienza limitata). Al tavolo, pizzeria napoletana e italiana gestita da gente che la sa fare (no italiota o italoamericana).

Come sarà il mondo post Covid?

Una costante di questa che sta diventando “novantena” e’ la notevole quantità di richieste da parte di Italiani che chiedono se possono atterrare per turismo.

Mah.

Passo e chiudo.

(Foto Phit Antidote)

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Con un radicale cambio di vita, ha lasciato il centro italia alcuni anni fa, direzione Sud Est asiatico. Lavora in diversi settori di business e vive a Manila, Filippine.

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