Settantaquattro anni fa, a quest’ora, si stava iniziando a votare. Era domenica 2 giugno del 1946. Repubblica o Monarchia, questo era il quesito. Un referendum al quale le italiane e gli italiani risposero con 12 717 923 preferenze per la repubblica e 10 719 284 per la monarchia: 54,3% contro 45,7%.

Ci vollero 10 giorni per avere il risultato definitivo, che arrivò nella notte tra il 12 e il 13 giugno, un giovedì. Il giovedì nel quale Re Umberto II prese la via per il Portogallo.

L’Italia si era letteralmente spaccata in due. Il nord per la repubblica, il sud per la famiglia savoia. La monarchia vinse anche a Roma, per 30 mila voti, a Napoli ne ottenne 900 mila, contro meno di 250 mila pro repubblica. A Palermo la corona ne portò a casa 600 mila contro 380 mila.

In quei 2 e 3 giugno del ’46, le italiane e gli italiani votarono anche per l’assemblea costituente. Decisero chi fossero i padri e le madri delle regole della nostra democrazia. Ecco, le madri. Su 556 deputati eletti, 21 erano donne. Era la prima volta in Italia che a votare non erano chiamati solo gli uomini ed era la prima volta, ma sarà sempre così, che le donne che si recarono alle urne erano più degli uomini. 13 milioni di elettrici contro quasi, sottolineo quasi, 12 milioni di elettori. 535 deputati eletti, contro 21 deputate.

Oggi in Italia siamo messi così: uomini aventi diritto al voto 24,9 milioni, donne 26,4 milioni. Alla Camera i deputati sono 433, le deputate 197. A Palazzo Madama i senatori sono 208, le senatrici 112.

In pratica, ogni due uomini eletti, viene eletta una donna. Questo è quello che dicono i numeri. E quando nel nostro Paese si parla di problemi di genere, di femminicidi, di interruzioni di gravidanza negate, di sperequazioni salariali tra donne e uomini di pari livello, forse è proprio da qui che bisognerebbe partire. Da come è composto il nostro Parlamento.

Senza alcun dubbio, guardando al corpo elettorale, la Repubblica Italiana è donna. Un’anziana donna nata nel ’46, penseranno in molte e molti. Ma in realtà è l’esatto contrario, una repubblica e in generale una democrazia a 74 anni è molto molto giovane. Con le anziane donne ha solo un tratto in comune, la fragilità. La nostra è una democrazia bambina, e i bambini, lo sanno tutti, vanno tutelati, coccolati, difesi.

Tanti auguri, giovane Repubblica Italiana.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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