“La mia libertà finisce dove inizia la vostra”. La frase, è noto, è di Martin Luter King. Il pastore protestante afroamericano, attivista per i diritti civili e per questo ucciso il 4 aprile del 1968.

Questa frase mi è venuta in mente guardando la manifestazione di Roma del centrodestra, Salvini, Meloni, Forza Italia e qualche fascistello, quella nella quale non si è rispettata alcuna regola per evitare il contagio da coronavirus. E in particolare c’è stato un gesto, che più di altri, mi ha riportato a quelle parole.

Il gesto è l’essersi tolti orgogliosamente e spavaldamente la mascherina. Ci sono delle foto eloquenti che riguardano centinaia, forse migliaia di persone e tra queste anche il leader leghista Matteo Salvini che, rispondendo ai giornalisti, ha detto: “Ce l’ho, ma gli esperti dicono che il virus sta morendo”.

Quindi la mascherina è diventata un simbolo, un po’ come quei reggiseni tolti e scagliati sui palchi dei concerti. Libertà da convenzioni e tabù.

Però rispetto ai reggiseni, le mascherine hanno una funzione non estetica o di comodità, ma di salute e, in particolare, di salute di chi abbiamo accanto. Cioè le mascherine non ci salvano dagli untori, ma fanno sì che noi non si infetti nessuno.

Quindi, quel gesto di togliere la mascherina è un’aggressione della libertà di chiunque abbiamo vicino, è mettere in pericolo, non la nostra, ma la sua vita.

Non c’entra niente con la libertà. La libertà di mettere in pericolo gli altri, non esiste. Almeno non in una democrazia. E forse, per questo è più doloroso che le mascherine siano state così platealmente calate proprio nel giorno della festa della nostra Repubblica.

Questa è la considerazione prepolitica, poi c’è quella politica. Le forze ieri in piazza, secondo i sondaggi, se oggi si andasse a votare, avrebbero la maggioranza nel Paese. Governerebbero l’Italia. E purtroppo lo farebbero non allo slogan “I have a dream”, “ho un sogno”, ma al sinistro grido, che da sempre risponde alle pance del nostro Paese: “me ne frego”.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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