Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo sulla legge economica del 15 maggio, approvata dal parlamento Ecuadoriano con la sola opposizione dei depuati “correisti”.

Dicevo in sostanza che i lavoratori Ecuadoriani sono stati trasformati in schiavi “ope legis”.

Ormai lo sapete, io mi esprimo con il sentimento, anche se cerco e studio i dati, li analizzo e ne cerco conferma. Poi li “traduco” in sentimento, in protesta veemente e sanguigna.

Ma ho vissuto una rapida trasformazione del mio paese da terzo mondo a essere definito la Svizzera del Sudamerica, non lo posso dimenticare. Non posso dimenticare che ho visto i cittadini bruciare la spazzatura ai crocicchi perché non esisteva un servizio di raccolta, che ho visto viali “decorati” da festoni di pericolosi cavi elettrici appesi a pali malfermi e auto che avrebbero dovuto essere demolite, usate quotidianamente.

Nemmeno posso dimenticare che le strade di terra battuta del sud di Guayaquil erano preda di microcriminalità spicciola, che le autostrade erano un disastro sotto ogni punto di vista, che le zanzare portavano il dengue in tutta Guayaquil e che i centri commerciali erano, di fatto, riservati ai ricchi.

Però nemmeno posso dimenticare quanto, in poco tempo, tutto l’Ecuador è cambiato.

Il sud di Guayaquil abbellito e con le strade asfaltate, la nuova strada di collegamento fra il nuovo aeroporto di Tarabela e Quito che annovera un viadotto modernissimo ed è paragonabile ad una autostrada europea, spariti i festoni di cavi elettrici appesi ai pali, sostituiti da un sistema di distribuzione dell’energia molto più moderno, auto nuove che popolano le strade cittadine, i centri commerciali finalmente accessibili a tutti, il servizio di nettezza urbana, annunciato da una musichetta che trovavo così fastidiosa e che ora che vivo in Italia mi manca tanto, i servizi del comune che realizzavano la disinfestazione contro le zanzare.

Dieci anni ci sono voluti e stavamo ancora migliorando, con costanza e fermezza.

Anche la microcriminalità era quasi scomparsa, la gente aveva lavoro, pagato bene, e non aveva più bisogno di rubare per dare da mangiare ai suoi figli, la gente che puliva tutti i giorni il marciapiede davanti a casa, marciapiede che prima nemmeno esisteva, tutto questo sta nuovamente sparendo.

Torna la microcriminalità perché torna la disoccupazione e, con essa, la fame. Torna il dengue, perché nessuno disinfesta più. Torna la spazzatura in mezzo alle strade perché il servizio di raccolta funziona poco e male. Ma, peggio di tutto, l’Ecuador si sta trasformando in una polveriera sociale.

Quale è la situazione politica adesso? Dei misfatti del governo Moreno ho già scritto molto ma devo aggiungere che, lui stesso e i suoi degni accoliti, continuano a dare la colpa del degrado sociale al precedente governo.

A parte che Moreno era il Vicepresidente del precedente governo e quindi non si capisce come possa avere le mani pulite se davvero le azioni del precedente governo sono state così nefaste, vale la pena sottolineare che insistere su questo argomento è ormai ridicolo.

Sono tre anni che governa lui! Se tanti erano i problemi ereditati deve spiegare come mai non li conosceva prima, visto che era il Vicepresidente, e come mai in tre anni non ha fatto nulla per risolverli, salvo chiedere al FMI soldi che non sono, e mai lo saranno, arrivati al popolo, salvo pagare il debito pubblico invece che spendere per salvare dalla pandemia il popolo, salvo permettere l’uso della forza letale contro i cittadini che protestano come dice l’accordo interministeriale 179, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 29 di maggio.

Serve notare che, come dice un articolo del quotidiano El Universo del 29 di maggio, questo nuovo regolamento sull’uso delle armi da parte dell’esercito CONTRO i suoi propri concittadini è definito sulla base dell’esperienza dell’ottobre 2019.

E’ come dire, visto che la polizia e l’esercito hanno ucciso anche nell’ottobre scorso, che adesso hanno il permesso di farlo a proprio giudizio, senza dover temere conseguenze legali.

Murales per le strade di Quito, la capitale dell’Ecuador

Jaime Vargas, dirigente della Conaie

Ma quali altre forze politiche stanno agendo? In primis le organizzazioni degli indigeni. Sono organizzazioni di persone le cui origini possono essere ricondotte a quegli sfortunati popoli che dovettero soffrire la conquista Spagnola. Che combatterono per la libertà dei popoli andini per secoli e che, adesso, ritrovano il proprio ruolo.

Il loro leader, Jaime Vargas, dirigente della Conaie, la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador, sta proponendo opinioni che, francamente, trovo inaccettabili, ma, soprattutto, contrarie prorpio a quella cultura di accoglienza e multietnicità che contraddistingue il popolo Ecuadoriano.

Infatti, in sostanza, vorrebbe che fossero i soli popoli indigeni a esprimere un governo nazionale e, a tratti, sembra considerarsi il futuro Presidente della Repubblica.

Dai suoi discorsi, spesso apparentemente condivisibili a livello emozionale, emerge tuttavia il ritratto di un leader che somiglia di più a Salvini (mi sia consentito il paragone!) che a Eloy Alfaro o a Simon Bolivar.

E’ storia infatti che il governo Correa aveva sempre sottotraccia una contrapposizione fra la Conaie e il governo stesso. Correa agiva per i cittadini, senza pensare alla loro origine.

Sono passati 500 anni dalla conquista Spagnola, è ora di voltare pagina, non di dimenticare ma di usare quel dramma antico per imparare a non fare gli stessi errori.

Non si può rifarsi ancora a quei tempi, in mondo è cambiato da allora.

Quali attori restano nel panorama politico Ecuadoriano? Correa? No, lui ha abbandonato la lotta politica.

Anni fa dicevo che avrebbe dovuto, se avesse voluto avere ancora un peso nella storia, trasformarsi in una guida politica, abbandonando l’attivismo. Sembra che abbia fatto questa scelta, alla fine. Ma mi sia consentito anche criticarlo: non lo sta facendo bene.

Se volesse essere ancora ascoltato con profondità di pensiero e di cuore, a favore dell’essere umano e del suo sviluppo come essere sociale, dovrebbe solamente proporre una filosofia politica a cui fare riferimento autonomamente, non occuparsi direttamente della fine del governo Moreno.

Potrebbe diventare lui, lui che ne ha i numeri, uno dei più importanti riferimenti per lo sviluppo delle future forme di governo del mondo. Spero che capisca il messaggio che gli sto inviando.

I correisti invece, intendendo quelle forze politiche Ecuadoriane che si rifanno alla filosofia di governo della Revolucion Ciudadana, esistono e sono attive.

Oppresse dalla dittatura di Lenin Moreno (giova ricordare ancora che sono quelle stesse forze politiche che gli hanno aperto la strada alla Presidenza), incarcerati anche senza processo, adesso a rischio di essere ammazzati da un soldato o poliziotto qualunque, inascoltate anche in Parlamento nonostante continuino a cercare di aggiustare i cocci di un paese ormai rotto in mille pezzi, loro fanno opposizione e agiscono come meglio possono. Non possono fare molto ma fanno tutto quello che possono.

Le altre forze politiche (democrazia cristiana in primis) esprimono persone come Guillermo Lasso, ex ministro dell’economia del governo Mahuad dal 1998 al 1999 esattamente in tempo per negoziare un prestito dal FMI, proprio lui che era il CEO della banca Banco de Guayaquil.

Pensa forse che noi Ecuadoriani dimentichiamo? Mi auguro che non abbia speranze elettorali!

Intanto si avvicina la data delle prossime elezioni. Voglio avvisare Lenin Moreno. Può perseguitarci, farci sparare dalla polizia e dall’esercito, trovarci anche all’estero, ma mai riuscirà a violare la nostra memoria. Sapremo come comportarci alle urne!

Dovrà rispondere di tutte le violazioni dei diritti umani, delle morti dei manifestanti, di ottobre e che verranno, dei morti di covid-19 abbandonati nelle strade, dei morti di covid-19 di cui non si sa più nemmeno il luogo di sepoltura, dei licenziamenti di massa, della riduzione in schiavitù dei lavoratori, del carcere preventivo solo per i suoi oppositori, della corruzione diffusa, delle continue violazioni dei diritti umani.

Poi dovrà anche vedersela con il suo complesso di persecuzione ! Il suo ultimo discorso al parlamento, trasmesso in diretta su tutti i social network, è iniziato con una espressione facciale di livore verso il “corrotto Correa” , radice di tutti i mali del mondo !

E’ solo invidia per un uomo che ha saputo governare bene o Moreno ha proprio un problema psicologico di fondo?

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Giovanni Valentino Barnini, toscano nato a Milano, da quasi 7 anni cittadino Ecuadoriano. Da più lustri di quanti mi piaccia ricordare sono Consulente di Direzione d'azienda e Lead Auditor per sistemi di gestione della qualità, ambientali e etici. Ho avuto la fortuna di poter insegnare in Italia e in Ecuador realizzando cosi un grande sogno, cioè trasmettere un punto di vista sulla realtà. Ho anche un grande difetto. Non riesco a stare fermo, considero il pianeta come la mia casa.

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