“Una scelta illegittima. Con danno alle risorse pubbliche”–  Il Tar della Lombardia ha annullato l’accordo, stabilito da una delibera di Regione Lombardia, tra il Policlinico San Matteo di Pavia e la Diasorin sui test sierologici. È stato quindi accolto il ricorso dell’azienda concorrente TechnoGenetics.

Diasorin aveva stipulato un contratto per due milioni di euro con il San Matteo di Pavia e la Regione per la creazione di 500mila test sierologici certificati.  Il Tar nel merito ha annullato gli atti amministrativi formati dalla Fondazione San Matteo di Pavia e il conseguente contratto stipulato con la Diasorin.

I giudici amministrativi hanno rilevato l’alterazione della concorrenza poiché “mediante l’accordo, il Policlinico ha consentito a un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura ad evidenza pubblica, ancorchè non tipizzata, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell’esclusiva disponibilità e commerciabilità dell’operatore stesso”. Il Tar ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti poiché “la Fondazione San Matteo ha impegnato risorse pubbliche, materiali ed immateriali, con modalità illegittime, sottraendole, in parte qua, alla loro destinazione indisponibile”. Inoltre la Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo e Diasorin spa, sono state condannate in solido tra loro e in parti uguali, al pagamento delle spese di lite, liquidandole in euro 10 mila).

Per la Giunta di Fontana e Gallera è l’ennesima tegola. Il Governo lombardo ha ormai accumulato una serie di ‘sviste’ continue: i ritardi nella distribuzione di mascherine e dispositivi sanitari; la gestione dei malati Covid nelle RSA, con tanto di delibera dell’8 marzo scorso che, per svuotare le corsie degli ospedali, permetteva il ricovero dei positivi nelle case di riposo; la mancata dichiarazione di zona rossa nella bergamasca; i ritardi nell’avvio del piano regionale dei tamponi e degli esami sierologici; la gestione dell’Ospedale di emergenza Covid19 presso la Fiera di Milano costato 17 milioni e al momento abbandonato a se stesso; l’apertura ai privati del mercato dei test. Per non dimenticare il dato più grave: uno dei tassi di mortalità per virus più alto al mondo.

“Regione Lombardia ha acquistato i test Diasorin quando non avevano ancora il marchio CE”, dice a EC il consigliere regionale M5S Massimo De Rosa che in questi mesi ha presentato diverse interrogazioni urgenti sia sulla questione Diasorin sia sulla gestione più generale dei test in Lombardia, dai tamponi ai sierologici.

“Mentre sul mercato in quel momento c’erano eccome prodotti con marchio CE – continua De Rosa – quindi perfettamente utilizzabili. C’è più di qualcosa che non torna. Alle nostre domande l’Assessore Gallera ha sempre risposto in maniera evasiva.  Nessuno ha capito le motivazioni per cui la Regione ha completato questo acquisto, con una determina diretta che ha dato a Diasorin due milioni di euro per 500mila test. Ovviamente anche questa passata attraverso la centrale unica di acquisto regionale Aria Spa. Al 30 maggio ne sono stati effettuati 160 mila. E ora, dei restanti 140mila cosa ne facciamo? La sentenza del TAR ferma tutto”.

“Voglio ricordare – continua De Rosa – che i test Diasorin, nell’indagine condotta dal San Matteo, non sono diagnostici ma epidemiologici. Quindi non c’era nessuna fretta di acquistarli, semmai ci si doveva concentrare sui tamponi per avere un quadro aggiornato dello sviluppo dell’epidemia in Lombardia. Perché non è stata fatta una gara aperta anche ad altri concorrenti? La Regione ha deciso di no, non ha cercato sul mercato nuovi fornitori per lo studio del San Matteo e non ha fatto nemmeno gare pubbliche per i tamponi diagnostici, si è tenuta quelli che aveva in casa, affidandosi in particolare a reagenti e macchinari prodotti da Roche. Nel momento in cui l’epidemia è esplosa anche in altri paesi ovviamente la capacità di Roche si è rallentata. E così il processo di tamponi in Lombardia”.

Dal canto suo, Diasorin ha “già dato ai propri legali mandato di proporre immediatamente appello” al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar della Lombardia, che ha bocciato l’accordo fra l’azienda italiana leader in campo diagnostico e la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia sui test sierologici per la rilevazione degli anticorpi anti Sars-Cov-2. Lo annuncia la società con sede a Saluggia nel Vercellese, spiegando di aver accolto “con sorpresa la pronuncia del Tar Lombardia che, evidentemente, non ha correttamente interpretato la natura dell’accordo intercorso con il San Matteo”. Diasorin, inoltre, ribadisce di avere “sempre operato nell’ambito della correttezza e del pieno rispetto delle regole”, e assicura che “continuerà a difendere la propria immagine nel rispetto dello straordinario impegno e della dedizione di tutti coloro che ogni giorno lavorano per garantire la disponibilità di prodotti sempre innovativi a tutela della salute delle persone”.

Vale la pena ricordare che dopo aver bloccato tutti i test ‘pungidito’ (molto più veloci ed economici, usati nelle primissime fasi dell’epidemia per esempio della Campania) successivamente la Regione Lombardia ha deciso di aprire ai lavoratori privati sia le richieste di test sierologici che di tamponi. Un mercato gigantesco che il cittadino, sempre per decisione della Regione, paga di tasca propria. Il laboratorio viene poi rimborsato secondo il meccanismo dei DRG, pagamento per prestazione. Il costo industriale di un test varia da 1 euro a 4,5 euro. Il rimborso regionale, per un tampone diagnostico, è tra i 90 e i 110 euro. Per un test sierologico siamo intorno ai 60 euro.

Fate voi il conto del guadagno al netto dei costi di manodopera, dei materiali e del personale utilizzato che in genere quadruplica il costo industriale netto.

In Lombardia, invece, si decuplica.

 

Leggi la sentenza del Tar della Lombardia che ha annullato la delibera della Regione per la scelta dei test Diasorin senza gara 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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