La manifestazione di ieri, 7 giugno, lungo le strade di Milano, è la conseguenza di un bisogno che viene da lontano, la comunità nera come la sua cultura vengono spesso silenziate, segregate e non ce ne interessiamo perché le reputiamo lontane. Sbagliando.

Attraverso dei colloqui con Jonh Bronxer, Ali Ibrahim, Andi Nganso, SelamTesfai, Paola Fontana e Francisco Noemandila abbiamo cercato di rispondere a domande che non tutti ci siamo fatti: domande sulla nostra società, fantasie e altro alle quali solo una donna o un uomo di colore possono rispondere. Il razzismo è vivo, non è individuale ma è sistemico, è insito nel nostro linguaggio e molte volte aggrediamo qualcuno con piccolissime azioni, il problema è: “Perché se sei bianco, nella nostra società, hai un privilegio?”.

Qui un breve sunto di alcune risposte

Cosa significa “I Can’t Breathe”?

“E’ una questione difficile, per quanto mi riguarda, ‘I Can’t Breathe’, significa non poter respirare, mi capita quando mi ritrovo davanti un’ingiustizia, una discriminazione e non so come reagire. Ci sono due possibilità: reagire con diplomazia e far capire alla persona davanti a me che ha sbagliato ma la prima cosa che mi succede è il ‘magone’, non riuscire a respirare, rimanere senza fiato e chiedermi ‘Perché? Perché proprio a me? “ .

Un esempio di discriminazione?

“Io lavoro come commesso in un negozio di scarpe e abbigliamento sportivo, sale assistent. Nel team siamo più di 50, io sono l’unico nero, è difficile, tutti i giorni, notare persone che se hanno bisogno di consigli sulla merce vengono da me solo se sono l’unico inoccupato, insomma se sono costretti, se avessero avuto la possibilità di non venire da me l’avrebbero fatto “

Cosa vuol dire essere italiano?

“Avere gli stessi diritti di un italiano bianco: se vado in banca il mio nome è l’anti-finanziamento, anche se il mio stato economico è adeguato, il mio colore allontana qualsiasi proposta. Questo cambia se sei stato adottato da una famiglia bianca e hai un cognome italiano”

Mi hai detto che razzismo e ignoranza sono collegati, possono essere definiti virus, quale potrebbe essere la cura?

“Bisognerebbe usare due medicine diverse, io sono uno che non usa medicine, ma per l’ignoranza darei una tachipirina, invece per il razzismo andrei di chemioterapia. “

E se ti dicessi, che la tachipirina è paragonabile alla cultura, accessibile e facile da prendere?

”Ti dico che è la persona a doverli prendere e se non vuole prendere le medicine non guarirà mai”

Pensi che i bianchi partecipino al razzismo se non si interessano ai diritti dei neri, se si voltano dall’altra parte e soprattutto pensi che lo facciano?

”Allora, il problema dei bianchi non è l’interesse, ma è che vengono cresciuti in modo sbagliato: se vieni cresciuto imparando frasi come ‘ Ah! Ma tu parli italiano?’, questo rimane radicato nell’individuo, quindi anche a vent’anni quando incontrerai un nero che parla un buon italiano, la domanda ti viene spontanea e non è corretto, io posso parlare italiano molto bene e sarà sempre una cosa vista con sbalordimento. Non è giusto, non è una questione di razzismo, ma è il linguaggio che è sempre sbilanciato e che è radicato nel modo di parlare di tutti i giorni. Quando riusciremo a togliere queste frasi, a non inserire nel linguaggio delle discriminazioni, dovute solo al colore della pelle le cose miglioreranno.”

Quindi bisognerebbe liberare il linguaggio?

”Si, dovrebbe essere liberato, e lavorare alla pari”

Presto le interviste integrali per conoscere meglio una cultura sconosciuta ma assolutamente vicino alla nostra. Quindi, non vi spaventate ma queste ragazze e questi ragazzi hanno un’energia che non sarà facile contenere.

 

(Foto Rossella Traversa)

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Nato a Sora, studente di Filosofia all’Università Statale di Milano, strapiantato e ormai a tutti gli effetti cittadino lombardo. Videomaker per passione, racconto cosa succede per le strade e nelle piazze, cerco di avere empatia sviluppando una relazione con chi incontro, evitando di cadere in una gestione alla “Nightcrawler” delle notizie. Unico difetto: ho 22 anni, potresti non prendermi sul serio.

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