Secondo l’agenzia Ansa a sbloccare la commessa è stata una telefonata, il 7 giugno, tra il primo ministro Conte e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Via libera alla vendita di due fregate FREMM già destinate alla Marina militare Italiana destinate ora alle forze armate egiziane.

Le due fregate che Fincantieri consegnerà presto all’Egitto (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi), per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro, verranno rimpiazzate da nuove unità nei ranghi della Marina Militare. È il primo passo per consolidare trattative ben più ampie, contratti per forniture di armi per un valore di 9 miliardi di euro.

BASTA ARMI ALL’EGITTO, FIRMA L’APPELLO

Uno schiaffo alla famiglia di Giulio Regeni e alla difesa dei diritti umani. È evidente che sul piatto della bilancia ‘giustizia per Giulio’ e commesse militari capaci di far ripartire settori importanti dell’industria bellica hanno pesi ben diversi.

Ben poco conta evidentemente la sorte di Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, che si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi.

Rischia fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falsi’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”.

Si parla di ‘contratto del secolo’, questa è la vergogna del secolo” afferma a EC Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

“Si è detto per quattro anni e più che avemmo fatto di tutto per scoprire la verità su quanto accaduto a Giulio Regeni. Si è promesso di interessarsi alla vicenda di Patrick Zaky. In realtà i loro nomi sono stati un pretesto per passare ad altro. L’Egitto all’Italia ha dato zero in termini di diritti umani e di giustizia, l’Italia in cambio da due fregate e si prepara a vendere altri armamenti. L’industria delle armi festeggia, i diritti piangono”.

Il Cairo dispone delle più imponenti e potenti forze militari del Medio Oriente e dell’Africa e negli ultimi 5 anni ha investito molti miliardi in sistemi d’arma e piattaforme acquistandoli soprattutto in Russia (circa 10 miliardi), Francia (8), USA (2,5), Germania (4,5), Cina e Bielorussia.

Un conto della spesa saldato per lo più grazie agli aiuti finanziari giunti al Cairo da Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita mentre gli Stati Uniti forniscono all’Egitto 1,2 miliardi di dollari annui da spendere però in prodotti “made in USA”.

Ma l’Italia conta su Egitto e Qatar per ripartire dopo il Covid.

IL MESTIERE ITALIANO DELLE ARMI

 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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