Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo e Amnesty International lanciano una campagna per fermare la vendita di armamenti al regime di Al Sisi. “Business is business”. L’Italia non solo continua a vendere armamenti al regime egiziano ma anzi aumenta il volume degli affari. EC ne ha trattato diffusamente.

Scrivono le associazioni in un comunicato congiunto: “Questa commessa rappresenterebbe il maggiore contratto mai rilasciato dall’Italia dal dopoguerra e renderebbe l’Egitto il principale acquirente di sistemi militari italiani. Un impegno di questo tipo vincola i due governi a rapporti durati negli anni che andranno a condizionare anche futuri governi italiani, diversi dall’attuale. Questa è una decisione che influisce direttamente sulla politica estera e di difesa dell’Italia ed è per questo che non può essere considerata allo stesso modo di altre licenze di esportazione di armamenti, come “ordinaria amministrazione”. La scelta di un impegno di questo tipo con un governo estero deve essere discussa in Parlamento e non può essere lasciata a mera competenza dell’Autorità nazionale UAMA – Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento”.

E ancora: “Va, inoltre, considerato il ruolo che l’Egitto sta esercitando nel conflitto in Libia. L’Egitto è il principale sostenitore del generale Haftar, che guida l’autoproclamato “Consiglio nazionale di transizione libico” che da anni è in conflitto col governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli, che l’Italia sostiene. Esportare armamenti all’Egitto significa, di fatto, fornire sistemi militari ad un paese che non solo non condivide, ma anzi avversa apertamente l’azione dell’Italia e della comunità internazionale per un processo di pacificazione in Libia”

“Nel corso degli ultimi mesi le forze di sicurezza hanno arrestato e detenuto arbitrariamente almeno 20 giornalisti per aver espresso pacificamente le loro opinioni. Le autorità hanno continuato a limitare gravemente la libertà di associazione delle organizzazioni per i diritti umani e dei partiti politici. A seguito delle proteste del 20 settembre 2019, la Procura suprema di sicurezza dello stato (SSSP) ha ordinato la detenzione di migliaia di persone in attesa di indagini in relazione alle accuse vagamente correlate al “terrorismo”. L’ampio ricorso a tribunali eccezionali ha portato a processi gravemente ingiusti e, in alcuni casi, a condanne a morte. La tortura è diffusa nei luoghi di detenzione formali e informali e le condizioni di detenzione sono disastrose. Dozzine di lavoratori e sindacalisti vengono arbitrariamente arrestati e processati per aver esercitato il loro diritto di sciopero e manifestazione.

Chiediamo al Governo di bloccare qualsiasi ipotesi di nuove forniture militari all’Egitto di al-Sisi.

Chiediamo a Deputati e Senatori di pretendere un dibattito aperto e chiaro in Parlamento su questa ipotesi di “contratto armato” (che tocca punti nodali della politica estera e di difesa dell’Italia).

Lo faremo diffondendo messaggi, prese di posizione, iniziative di sostegno di molte figure note delle nostre organizzazioni e di tutti coloro che vorranno esprimere il proprio dissenso verso questa ipotesi grave, negativa e contraria alle norme nazionali ed internazionali che regolano l’export di armamenti.

Per sostenere la nostra richiesta puoi mobilitarti sui social network in questi modi:

-gira un video di 30 secondi esplicitando il dissenso alla vendita di armi all’Egitto e il sostegno alle richieste di Amnesty International, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo. Termina il tuo video dicendo “#StopArmiEgitto” e usa questo hashtag coinvolgere le nostre organizzazioni e fare pressione su esponenti governativi e parlamentari

se non vuoi o puoi realizzare un video puoi scattare una foto con le grafiche della nostra campagna, ancora una volta usando l’hashtag #StopArmiEgitto

diffondi il materiale informativo sulla situazione dei diritti umani e sul commercio di armi italiane in Egitto creato per questa mobilitazione e che trovi sui siti e sugli account di Amnesty International, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo”.

Link:

https://www.disarmo.org/rete/a/47776.html

 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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