Avete presente quando nel finale mozzafiato di un thriller l’eroe deve, in una spasmodica corsa contro il tempo, impedire l’esplosione di una bomba e quindi ogni sua azione è sempre in alternanza con il countdown del timer dell’ordigno?
Ecco credo che oggi il nostro caro ministro Franceschini si senta proprio così. Sì, in questo caso è lui, rappresentato dal direttore della Direzione generale cinema e audiovisivo Nicola Borelli, “l’eroe”, mentre la bomba da disinnescare siamo noi: i lavoratori dello spettacolo.

Dovete sapere che lunedì si è svolta una riunione tra rappresentanti della Delegazione troupe, organizzazioni sindacali, rappresentati delle parti datoriali e il direttore Borelli.
Un incontro programmato da tempo, il cui scopo sarebbe dovuto essere quello di ottenere finalmente delle risposte ufficiali su tutta una serie di problematiche (ad esempio il prolungamento della Naspi, la definizione di un ammortizzatore sociale ad hoc per i lavoratori spettacolo fino a dicembre 2020, una formula di copertura previdenziale figurativa per 2020, delle misure di welfare per risolvere sia le criticità storiche del settore che quelle generate dall’emergenza coronavirus) affrontate in questi ultimi 3 mesi. Così non è stato.

Come vi raccontavo in Lo spot cerca il colpaccio, una delle urgenze del nostro settore era quella di stilare un protocollo di sicurezza condiviso da lavoratori e produzioni e istituzionalmente convalidato in modo tale da poter così avviare il lento processo di ripartenza post lockdown/pandemia.
Lo scorso 27 maggio questo protocollo, unitamente a uno schema tecnico di sintesi di emergenza covid 19, firmato dalle parti sociali (Anica, Apa, Ape, Cna, Confartigianato Cine-audiovisivo e associazioni sindacali), è stato inviato al ministero e agli organi sanitari preposti (ministero della Salute, Inail) per l’approvazione, ricevendo di contro promessa di pronta risposta. Nell’incontro di lunedì si è quindi chiesto a Borelli se ci fossero delle osservazioni in merito al protocollo e sollecitato la pubblicazione dello stesso sul sito ufficiale del Mibact per sugellare quella validazione istituzionale, garanzia per le future assunzioni di responsabilità altrimenti non ipotizzabili. La risposta di Borelli e quindi del Mibact, vale a dire dell’ente che ha il preciso dovere di occuparsi del nostro settore, per l’ennesima volta è stata nulla.

Il “Direttore” ha passato la palla alla Sanità, asserendo che visto l’argomento è il loro il responso più importante, posizione che posso anche condividere, ma mi chiedo: cosa ha fatto il Mibact per accelerare questo processo? Niente.
Perché in attesa del lasciapassare sanitario il nostro ministero non lancia un segnale forte e deciso pubblicando il protocollo? Perché così facendo renderebbe esplicito al mondo intero che per quanto ufficialmente non fermato (ricordo che il codice Ateco del cineaudiovisivo non è mai stato inserito tra quelli costretti allo stop), il mondo della cultura, del cinema nello specifico, è di fatto fermo e continuerà a rimanere tale a causa delle misure di distanziamento sociale.

Un atto che obbligherebbe il nostro amico Franceschini a dichiarare lo stato di crisi nel quale versa e continuerà a trovarsi tutto il settore del cine-audiovisivo e quindi intraprendere tutte le iniziative necessarie e urgenti per la salvaguardia di tutti i lavoratori.

Ed è proprio questo ciò che vogliamo e chiediamo. Anzi, che a questo punto pretendiamo. Adesso basta. Sono mesi che ci viene detto di stare tranquilli, che ci viene promessa attenzione e solidarietà. Che le nostre difficoltà sono capite e verremo aiutati e sostenuti. Nessuno sarà escluso, nessuno verrà lasciato indietro. Di fatto però a oggi non è stata ancora presa nessuna reale misura nei nostri confronti.
È vero che nel DPCM Rilancio sono stati rivisti i termini per l’accesso al bonus 600€ di aprile e maggio (ora “bastano” 7 giornate contributive di lavoro con un tetto di reddito di 35mila euro annui), ma al contempo la procedura per la richiesta è stata attivata dal sito Inps solo il primo giugno e ad ora quasi nessuno tra i beneficiari di marzo aveva ricevuto l’indennità in quanto le domande dei lavoratori spettacolo sono rimaste bloccate per mesi perché, avendo dei paletti di accesso, andavano tutte controllate.
Quindi come dire oltre al danno (siamo i soli lavoratori a cui sono stati chiesti requisiti per avere il bonus dei 600 euro, figuratevi che l’hanno avuto in massa i notai… i notai!), la beffa (erogazione posposta per l’esigenza di verifica).

Borelli lunedì ha chiesto due giorni di tempo per rispondere sulla pubblicazione del protocollo, facendosi carico di investire della questione il ministero della Salute e l’Inail. E infine, vista la presenza di tutte le parti sociali, ha ribadito la volontà di affrontare, insieme, i problemi del settore, quelli più recenti, ma anche quelli storici, relativamente al welfare, impegnandosi a fissare una nuova riunione ad hoc per il settore Spettacolo: di persona e con lui anche il direttore generale dello Spettacolo, Onofrio Cutaia.

Anche questa volta gli abbiamo dato fiducia. Ma è l’ultima. Il tempo è scaduto, ora le parole non ci bastano più. Vogliamo fatti concreti. Se così non sarà siamo pronti ad agire, a scendere in campo e lottare per i nostri diritti, per il nostro presente e il nostro futuro. Il ministro questo lo sa, se vuole può ancora disinnescare la bomba. Ma il conto alla rovescia è (quasi) finito.

Gli altri articoli che EstremeConseguenze ha dedicato al tema:
Cinema da clausura
Cinema in blackout

 

(foto: Il grande dittatore – Chaplin)

 

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Claudia De Falco, milanese di nascita ma romana d’adozione, interista, di sinistra, appassionata di cinema. Dopo aver ricoperto più o meno tutti i ruoli della trafila-gavetta nel reparto regia, negli ultimi 10 anni è 2nd AD per produzioni nazionali e internazionali di commercial, serie tv e film. E’ socia dell’Aiarse (Associazione aiuto registi segretarie di edizione)

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