Come li si definisce dei sedicenni? Piove. Il lockdown li ha obbligati alle videochat e alla didattica a distanza dell’amicizia. Hanno retto meglio di tanti “grandi”. Si ritrovano. Serata birra. Abbracci. Spinte maschie. Soprannomi indicibili. Insulti adoperati a mo’ di saluto. Tutti i restanti cliché.

Tagliano piazza Grandi a Milano con l’arroganza dei loro pochi anni, riuscite a figurarveli? Capelli corti da “macchinetta”, le barbe che sono solo ipotesi di quel che sarà, gli occhi da ragazzini, i corpi da uomini. Le voci sempre troppi toni più alte per non infastidire la quiete pubblica.

Una voce interrompe il loro rito da “compa”, da “branco”. Un uomo, nero, di colore. In realtà un ragazzo solo un po’ più vecchio di loro, ma con tutt’altra storia. Migrante. Droga. Alcol. Addosso l’odore acre delle brutte vite. L’uomo chiede un aiuto. Piove, è ferito a una gamba, il cattivo vino o un pessimo liquore come inutile stampella. Non è ubriaco. Non è fatto. Non riesce a spostare le sue cose, che poi sarebbero il suo letto, sotto l’ombra dei balconi, al riparo della pioggia.

I giovani, il branco, i ragazzi con la forza i uomini, si fermano. Tante cronache, tutte scontatamente uguali, raccontano di come sia svago riempire di botte un barbone, di come sia gesto naturale conseguenza del vuoto da smartphone. E loro, che stanno andando a bere una birra, carichi dei loro riti, si fermano. Aiutano l’uomo nero. Ci parlano. Uno decide di privarsi dei soldi della birra.

Quando i ragazzi torneranno a casa, racconteranno, le famiglie si sentiranno e ci sarà chi tra gli adulti tornerà dal ragazzo nero, ubriaco di povertà, sporco di disperazione e offrirà un aiuto che verrà negato.

L’uomo nero è morto. In strada succede. Si muore. La droga. L’alcol. L’esistere disgraziato della solitudine. Ci risparmiamo il copia e incolla di chat di quartiere impietose di una morte di un ragazzo, di un essere umano, finito da miseria e dalle peggiori dipendenze.

La fontana di piazza Grandi domina con il suo monolito di 13 metri, l’acqua piovana precipita da lassù a cascata. Un uomo primitivo gigantesco la venera e custodisce. Una vasca di 400 metri quadrati si fa piccolo lago. Nasconde un enorme rifugio antiaereo. Museale vestigia di quando gli adulti seguivano un Duce alla guerra mondiale e ragazzi con il corpo da uomini ci liberavano dalla peggiore versione dell’Italia.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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