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Viaggiare, senza rischiare

Siamo pronti ad uscire.Uscire dall’Italia, per andare in Europa. Da, oggi, 15 giugno si riapre. Anche se questi lunghi mesi di lock down pare ci abbiano fatto apprezzare di più il nostro paese. Secondo una ricerca condotta da Demoskopica sul turismo post Covid-19, il 51% degli italiani andrà in vacanza nei prossimi mesi. Ma il 92,5 % dei vacanzieri non varcherà i confini. C’è voglia di staccare, di dedicarsi del tempo, di riscoprire ciò che ci sta intorno. E anche se l’Italia sarà la prima scelta, c’è chi freme per raggiungere le spiagge sull’Egeo o le città d’arte della Francia, le montagne della Svizzera o gli itinerari ciclabili del nord Europa. Ma è sicuro? E si può andare davvero ovunque?

Il paese di cui più si è discusso in queste settimane è la Grecia, rea di non volerci accogliere. Il ministro degli esteri ellenico, Nikos Dendias ha dichiarato chedal 15 giugno verranno eliminate, in maniera graduale, tutte le limitazioni nei confronti dell’Italia”. In pratica, da oggi  si può volare su Atene e Salonicco e si può entrare nel paese via terra, da Albania, Macedonia e Bulgaria. Saranno possibili test a campione (non specificati), oltre al solito controllo della temperatura corporea. Dal 1 luglio, in tutta la Grecia dovrebbero essere ammessi tutti i voli internazionali e saranno possibili gli approdi via mare. In caso di positività si finisce in quarantena, presumibilmente in albergo.  Non vengono citati gli ospedali, anche perché in Grecia il tema sanità è ancora nell’occhio del ciclone. I casi di Covid-19 sono stati pochi, circa 3000, i morti 183. Ma la pandemia ha evidenziato quanto il servizio sanitario sia debole. Dopo un decennio di austerità, di privatizzazioni, di tagli, a pagare sono stati  gli ospedali. “Ad inizio pandemia il paese ha scoperto che avevamo solo 90 posti in terapia intensiva, in tutta la Grecia. Anche per questo è stato imposto, da subito, il lockdown. E questo è il motivo per cui c’è tanta attenzione nell’evitare rischi che possono arrivare dall’estero. Non saremmo in grado di affrontarli”, spiega il dottor Erastos, dell’ospedale Gennimatas, di Atene. Circolano poche notizie: non si sa quante persone siano state ricoverate per la pandemia e quanti siano i sanitari contagiati. Un problema non da poco, visto che  la carenza di medici e infermieri è una costante.

In Spagna la pandemia ha colpito duro: i malati sono 243.000 , i morti più di 27.000, e Madrid è la città che ha pagato il prezzo più alto. “Per motivi epidemiologici attendiamo la fine di giugno per riaprire i confini, non vogliamo correre rischi inutili”, ha spiegato in conferenza stampa la ministra degli Esteri Arancha González Laya. Per noi la Spagna rimane off limits sino almeno a inizio luglio,  riaprirà il 22 giugno solo a Francia e Portogallo. I casi sono in calo, ma gli ospedali della capitale non sono ancora usciti dallo stato di emergenza, dopo giornate durissime, con i malati parcheggiati ovunque e medici stravolti da turni massacranti. Si partiva da una situazione non facile, perché anche in Spagna alle difficoltà economiche degli anni scorsi si è risposto con tagli, pesanti, sulla sanità. A marzo i letti in terapia intensiva erano 4400, in pratica meno di 10 ogni 100.000 abitanti. L’Italia ne aveva 12,5. E non si è ancora spenta la polemica sulle politiche di emergenza messe in atto, sulle carenze delle strutture sanitarie. Alla riapertura Baleari e Canarie saranno in pole position: hanno avuto meno casi di Covid-19 e stanno lavorando intensamente con i tour operator del nord Europa.

La Gran Bretagna è uno dei paesi europei ancora più sotto pressione per il virus. E non tutto è andato bene, visto che la percentuale di morti sui contagiati è arrivata al 14%. Chiunque entri è sottoposto a una quarantena di due settimane, obbligatoria. Chi non la rispetta rischia una multa di mille sterline. La decisione ha fatto discutere, parecchio, tanto che Ryanair, British Airways e easyJet hanno avviato un’azione legale contro il governo, “perché avrà un effetto devastante sul turismo britannico e sull’economia in generale e distruggerà migliaia di posti di lavoro”, si legge nel comunicato stampa delle compagnie aeree. Le notizie sono frammentarie, si partiva da 6,6 letti in terapia intensiva ogni 100.000 abitanti. Sono aumentati, ma non è dato sapere di quanto. Dei 41.481 decessi in tutto il Regno Unito, quasi 30.000 sono inglesi.

In Francia le frontiere non sono mai state chiuse anche se erano previsti controlli, che saranno allentati dal 15 giugno. Si punta forte sul turismo, il Governo ha fatto investimenti importanti per sostenere il settore. Il Covid-19 anche qui ha causato tante vittime, più di 29.000, su 156.000 contagiati. Si partiva da 5000 letti in terapia intensiva, ne sono stati aggiunti 4000 circa. L’emergenza sta scemando, le cure sono garantite a tutti.

Si viaggia tranquilli verso la Germania, il paese europeo con  il sistema sanitario più solido, sicuro. E più letti in terapia intensiva. Dal 16 giugno non ci saranno più limitazioni ai viaggi. Nessun problema nemmeno per entrare in Austria, dal 16 giugno: l’Italia è nella lista dei 31 paesi europei a cui si riaprono le porte. il sistema sanitario è buono, l’emergenza è stata limitata. Dal oggi, 15 giugno, si può entrare anche in Svizzera. Anche qui il servizio sanitario è ottimo, ma spesso le prestazioni, anche in caso di terapia intensiva, sono fornite da strutture private. I letti disponibili, in totale, sono 1200.  E’ garantita l’assistenza gratuita per i cittadini dell’Unione Europea. Via libera, dal 15 giugno, anche agli ingressi in Slovenia. Il paese ha dichiarato già la fine pandemia, non si sono state emergenze. Non ci sono molti letti in terapia intensiva, circa 6 per 100.000 abitanti, ma pare non essercene bisogno. Tutto tranquillo anche in Croazia, dove si entra già dal 29 maggio: se il motivo del viaggio è una vacanza bisogna presentare alla frontiera la prenotazione di un hotel o di una struttura analoga. I contagiati sono stati 2249, poco più di 100 i morti.

Rimangono off limits la Norvegia,  almeno sino al 15 agosto, e la Danimarca, sino al 31 agosto, al momento aperta solo per norvegesi, islandesi o tedeschi. In Ungheria si entra solo per motivi gravi di salute, di famiglia o di lavoro, con un pass fornito dalla polizia. Confini chiusi, sino al 31 giugno, per il Portogallo, dove il primo caso si è registrato a marzo. L’emergenza è stata gestita bene, anche perché a partire  dal 2016 ci sono stati investimenti importanti per il settore sanitario, ma non si vogliono correre rischi.

Per concludere, una dritta preziosa. La International air transport association, https://www.iata.org,  fornisce informazioni in tempo reale sulle tutti i regolamenti di viaggio internazionali e le restrizioni legate alla pandemia per chi sceglie come mezzo di trasporto l’aereo.

(Foto: “Regate ad Argenteuil” di Claude Monet)

anna pugliese

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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