“Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio”.

Questa la lettera che Lorenzo ‘Tekoser’ Orsetti lasciò prima di morire in Siria.

Il 24 giugno 2019 Lorenzo ‘Tekoser’ Orsetti veniva, finalmente, tumulato al cimitero di San Miniato al Monte di Firenze. ‘Orso’, partigiano italiano combattente con le Brigate Internazionali YPG venne ucciso il 18 marzo 2019 in una imboscata di miliziani Isis mentre combatteva nei pressi del villaggio di Al-Baghuz Fawqani, una delle ultime roccaforti, allora, del sedicente califfato.

Oggi Lorenzo viene ricordato da familiari e amici

 

“Il ricordo di mio figlio è ancora forte tra tanta gente – dice a EC il padre Alessandro– è importante che sia sepolto a San Miniato dove riposano i fiorentini che hanno fatto la storia di questa città. Il Comune aveva promesso anche l’intitolazione di una strada ma l’iter burocratico si è fermato. Doveva anche esserci una statua e un murales in suo onore, l’emergenza Covid19 ha bloccato tutte queste iniziative. Non mi importa tanto per lui, per il suo ricordo che comunque vive in noi, ma sarebbe importante per ricordare quello che succede ancora oggi in Rojava e nel Kurdistan. Ci sono ancora ragazzi italiani ed europei che combattono per la libertà di quel popolo che ora deve anche sopportare l’aggressione turca e la ripresa delle milizie integraliste. I curdi sono schiacciati in quanto minoranza e nessuno ha interesse a difenderli.

Anzi, l’Italia continua a vendere armi alla Turchia nonostante mesi fa il ministro Di Maio avesse annunciato che il nostro paese avrebbe bloccato tutte le esportazioni belliche verso Ankara. Parole al vento. Ora lì dove si praticava il confederalismo democratico tornano i matrimoni combinati, l’asservimento delle donne, le torture. L’Isis sta riprendendo campo grazie alla Turchia. Siamo davanti a una sostituzione etnica, a una islamizzazione di un territorio che era laico, improntato sulla parità di genere, su un sistema socialista, sull’ecologia. La politica dell’Occidente è miope. Viviamo sull’oggi, su contratti per centinaia di milioni con la Turchia senza accorgersi che anche il Libia Ankara sta prendendo il sopravvento e alla lunga saranno guai anche per noi italiani. Abbiamo una Costituzione che ci obbligherebbe a ben altri comportamenti e soprattutto non capiamo che impedire che si calpestino i diritti umani in un altro paese significa difendere la nostra stessa Costituzione anche in Italia.

La lotta del Rojava serve anche a noi, è per questo che Lorenzo è andato lì a combattere e se oggi fosse vivo rifarebbe esattamente la stessa scelta. Parliamo di un popolo di 45milioni di persone abbandonato a sè stesso. Sarebbe importante che il nostro Paese facesse qualcosa per fermare il massacro ma non fa nulla. Anzi. I ragazzi che sono andati a combattere in Italia lì vengono anche indagati… Credo che sarebbe un segnale davvero importante se lo Stato italiano riconoscesse per questi ragazzi lo status di combattenti per la libertà ma non mi faccio illusioni. Ci sono tante zone del mondo dove intervengono i caschi blu, ma in Kurdistan no, abbiamo lasciato le mani libere a Erdogan”.

“Io c’ero quando ‘Orso’ è rientrato in Italia – racconta a EC Davide Grasso, anche lui combattente in Siria con le Brigate Internazionali YPG e poi indagato dalla Procura di Torino insieme ad altre quattro persone – ed è importante cercare di fare in modo che il ricordo di Orso sia di tutta l’Italia. che sia di tutti e tutte. Una figura come la sua rimane nel cuore dei più giovani, anche di quei ragazzi che sono ancora a combattere in Siria. Certo, c’è una grande differenza tra quello che è il ricordo delle persone e l’atteggiamento dello Stato Italiano.

Il processo a nostro carico ne è un esempio. La Procura di Torino aveva chiesto per tutti noi, ex combattenti, una ‘sorveglianza speciale‘. Il 17 marzo è arrivata la decisione per Eddi (Edgarda Marcucci) che ora non può uscire fuori Torino, dalle 21 alle 7 non può uscire di casa, non può partecipare a riunioni politiche. Cosi per i prossimi 24 mesi. Non si sa quando ci sarà la sentenza di appello, causa Covid tutti i processi sono statti ricandelarizzati. Le motivazioni per cui a lei è stata imposta la sorveglianza e a noi altri quattro no sono incredibili; di fatto il giudice ha stabilito come ‘fatti aggravanti’ la semplice partecipazione ad alcune manifestazioni. Contro la Tav, contro l’invasione turca del Rojava, contro il commercio italiano di armi. Parliamo di una persona incensurata…”

Cosa succede ora in Rojava?

“Continuano ad arrivare notizie molto gravi dalle zone occupate. Violenze, torture,. Ad Afrin hanno creato un carcere per sole donne da dove arrivano notizie di violenze e torture. La Turchia utilizza bande criminali, mercenari integralisti come polizia locale. Con tutto quello che ne consegue. Dove può, l’amministrazione autonoma funziona ancora. Gli americani si sono spostati più ad est dove ci sono i pozzi di petrolio. L’ultima offensiva di Erdogan nel kurdistan iracheno certo non aiuta.

Le brigate internazionali YPG ci sono ancora e ci sono anche ragazzi italiani. Molte cose sono cambiate rispetto a quando ci sono andato io, il compito è ancora di combattere gli jihadisti e Isis, gruppi che la Turchia sta supportando.

L”Operazione Artiglio di Tigre”, così ribattezzata da Ankara, è iniziata a metà giugno con l’obiettivo di fare piazza pulita del PKK nella zona. Un attacco in grande stile, anche con truppe di terra. Armi pesanti. Ma si parla anche di armi chimiche. Già il 15 Giugno 2020 l’ANF denunciava che «Ci sono segnalazioni che gli aerei da guerra turchi potrebbero aver lanciato bombe chimiche su Maxmur durante l’attacco simultaneo che ha coinvolto anche la zona di difesa della Medya e Shengal. La popolazione di Maxmur ha segnalato che una delle bombe lanciate dagli aerei da guerra turchi e che ha colpito una roccia era diversa dalle altre. Hanno aggiunto che potrebbe essere una bomba chimica poichè ha ricordato un odore strano e diverso. La gente di Maxmur vuole che questa bomba venga analizzata per scoprire se contenesse sostanze chimiche”.

La circostanza viene confermata a EC da Hikmet Aslan. cittadino italiano dal 2008, Hikmet è sfuggito dalle torture delle forze turche. “A sei anni i militari turchi arrivarono nella piazza del mio paese coi fucili mentre giocavo a pallone con i miei amici – racconta – d’istinto fuggimmo. Ma ci convocarono in caserma il giorno dopo e ci obbligarono a schiaffeggiare i nostri padri. Fu umiliante. Da allora non son riuscito più a guardare in faccia mio papà».

Militante dal 1990 del Pkk, per tre anni si sposta insieme all’esercito di Ocalan fino a quando non viene catturato in Iran. Trascorre un anno nelle carceri iraniane, fino all’estradizione in Turchia, grazie a uno scambio di prigionieri tra Teheran e Ankara: guerriglieri del Pkk in cambio di mujaheddin del popolo. «I turchi mi hanno torturato per 40 giorni, volevano avere informazioni dettagliate sugli spostamenti del Pkk. Avevo gravi problemi di salute in quel periodo, ero stato ferito in un combattimento e non ricordavo davvero nulla. Per fortuna. Perché se avessi parlato mi avrebbero condannato probabilmente a vita. Invece, dopo due anni e mezzo di processo non erano riusciti a trovare nulla sul mio conto e son tornato libero». Fugge con la sua compagna e arriva in Italia «Siamo stati in mare per sette giorni in condizioni disumane. La mancanza di cibo e, soprattutto, d’acqua era insopportabile”. Si inventa una televisione kurda, amministratore unico del canale satellitare Med Nuce TV, testata giornalistica in lingua turca con sede legale Campobasso e operativa a Bruxelles destinata al popolo curdo sparso nel mondo. Ora chiusa.

“L’uso di armi chimiche -continua – non è una novità. Succede da anni. Ma tutte le denunce cadono nel vuoto perchè i curdi non hanno uno stato nazionale e allora la comunità internazionale non presta ascolto. Il modello di vita del Rojava, la società che si vuole costruire, democratica e socialista, da fastidio a tutti. Non solo alla Turchia, ma anche all’Irak, a tutti da fastidio questo sistema di socialismo puro dove tutti si dividono il lavoro, il cibo, dove scuola e sanità sono pubbliche e gratuite. Ma il Rojava resiste. I curdi si fanno tutto da soli, coltivazione del grano compresa, cui i miliziani integralisti danno fuoco ogni estate mentre la Turchia blocca i corsi d’acqua. L’Italia si pentirà della presenza turca in Libia. Erdogan sta costruendo un’esercito di estremisti islamici. Per i kurdi non è cambiato nulla ma per i cittadini turchi e per l’Occidente le cose stanno cambiando in fretta. Non è più, da anni, la Turchia laica di una volta è un paese islamico estremista. Dalla Libia Erdogan vuole controllare tutto il traffico dei migranti, anche quello dei cittadini africani oltre a quello dei siriani con cui già ricatta l’Europa. Dopo la Cina la Turchia è diventato il paese con più interessi e più influente nel continente africano. Erdogan vuole usare i migranti due volte: come arma di ricatto e forza lavoro e come serbatoio di mercenari. In Libia ci sono 16mila mercenari”.

Che ricordo hai di Lorenzo Orsetti?

“Sono stato al funerale di Orsetti. persone come lui hanno dato la vita per un’idea. per combattere l’Isis. Ho un rispetto enorme per uomini come lui. In Siria per avere la democrazia devi combattere. E devi combattere contro una cinquantina di diversi gruppi islamici integralisti. Si dovrebbero fare statue in onore di persone come Orsetti, visto che ora di statue si parla tanto…è inconcepibile che i volontari italiani che hanno combattuto in Siria vengano trattati come criminali. Il governo italiano deve aprire gli occhi. L’ingiustizia è il peggiore dei virus. Lo devi combattere ovunque. L’Italia dovrebbe pensare che se si colpiscono i valori della sua Costituzione in un altro paese, allora si deve fare qualcosa. L’italia può più deve vendere armi alla Turchia” conclude.

La situazione

Migliaia i combattenti curdi uccisi, ma tantissimi anche i civili, con le bombe cadute su campi profughi e villaggi nel silenzio complice del Governo regionale del Kurdistan che, da stretto alleato turco, da anni ormai attribuisce la colpa del conflitto al Pkk.

Secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani Human Rights Watch negli scorsi mesi le guardie di confine turche avrebbero sparato indiscriminatamente ai rifugiati che avrebbero tentato di fuggire verso la Turchia. Coloro che avrebbero cercato asilo oltreconfine sarebbero stati inoltre picchiati, negati alle cure mediche e sottoposti ad abusi.

Verso la fine di gennaio ufficiali curdi avrebbero accusato la Turchia di utilizzare napalm, arma chimica proibita dai trattati internazionali. Le forze tuche hanno smentito ma non vi è stata alcuna verifica indipendente della notizia.

Sono emersi diversi video mostranti ribelli appoggiati dalla Turchia mutilare i cadaveri dei combattenti YPG. Uno di questi mostra il corpo mutilato di una donna combattente YPJ con i seni tagliati esposti e circondata da ribelli dell’esercito siriano libero che la definiscono “scrofa” ed affermano “si dovrebbero vergognare, ci spediscono contro le donne a combattere” mentre ridono e le calpestano il petto.

Il ministro degli esteri iracheno ha convocato per l’ennesima volta l’ambasciatore turco a Baghdad e gli ha consegnato un memorandum di protesta, accusando nuovamente la Turchia di violare la sovranità dell’Irak. Ma la Turchia ribatte di aver lanciato l’Operation Tiger Claw, che coinvolge commandos, elicotteri, droni e bombardamenti aerei, per «autodifesa legittima» contro i guerriglieri kurdi.

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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