Centro Amazon di Venezia-Treviso, Italia Nostra cala le sue “osservazioni”

La vicenda del centro logistico che fra Veneziano e Trevigiano dovrebbe prendere corpo nei prossimi anni, probabilmente sotto l’insegna di Amazon, continua a scuotere il Veneto. I fronti che si stanno agitando sono più o meno definiti. Da una parte c’è la giunta del comune di Casale sul Sile che vede nel polo una opportunità di sviluppo. Sul versante opposto ci sono ambientalisti e gli esercenti locali che sono poco convinti dell’operazione: sia per l’impatto ambientale sia per l’impatto sul commercio.

La querelle però non è più solo uno scontro d’opinione ma ha assunto una veste formale. Italia nostra infatti ha depositato al Comune di Casale sul Sile, come prevede la legge, «alcune osservazioni» all’amministrazione. Si tratta di indicazioni in forza delle quali si chiede alla municipalità di tornare sui propri passi. La mossa di Italia nostra si articola in cinque punti. Uno, in ragione del combinato disposto tra norme vigenti e iter amministrativo, il piano previsto dai privati (che interessa anche una porzione del comune confinante di Quarto d’Altino per vero) dovrebbe ammontare a 80mila metri quadri e rotti e non a mezzo milione. Due, detto alla grossa, la presentazione della documentazione per avviare l’iter sarebbe avvenuta fuori tempo massimo giacché «gli elaborati» di cui il piano urbanistico attuativo è formato «sono stati sostanzialmente modificati e integrati al punto che il piano che ne risulta è un piano nuovo e diverso che con il primo ha in comune soltanto i proponenti e non lo scopo dell’intervento originario». Si tratta di una critica che in buona misura viene riproposta anche nella terza osservazione.

In quarta battuta Italia nostra focalizza il suo interesse su una questione eminentemente tecnica: ossia quella per cui l’approvazione del piano sarebbe da sconsigliare poiché qualora avvenisse si creerebbe una sorta di cul-de-sac amministrativo poiché comunque si dovrebbe procedere ad una ulteriore valutazione delle trasformazioni urbanistiche approvate (sulla maxi area infatti oggi ci sono campi coltivati) per capire se queste ultime siano in conflitto o meno con la legge regionale 14 del 2017 votata dal Consiglio regionale del Veneto. Detto in soldoni Italia nostra si domanda che senso abbia forzare la mano approvando il piano quando questo potrebbe molto facilmente incorrere in qualche intoppo burocratico per motivi di illiceità. Il quinto punto è il più politico. La storica associazione per la tutela del paesaggio, in estrema sintesi, si domanda che senso abbia che a decidere il sì o il no al piano (che in gergo è noto come piano urbanistico attuativo o Pua) sia la giunta comunale quando l’operazione, vista la sua portata urbanistica, economica e sociale dovrebbe essere quanto meno discussa in consiglio magari dopo una serie di dibattiti pubblici.

Sullo sfondo però rimane una questione in sospeso. A brevissimo il Consiglio regionale del Veneto dovrebbe approvare una norma sulla localizzazione delle trasformazioni urbanistiche che la galassia ambientalista ha già ribattezzato la legge «betoniera libera». Il provvedimento è sponsorizzato a spada tratta dagli imprenditori edili e, sotto il pelo dell’acqua, dai cavatori, il cui settore è funzionale per supportare i processi che hanno come obiettivo le nuove infrastrutture e le nuove edificazioni: gli interessi economici in ballo sono colossali. Al momento non è ancora dato sapere se il combinato disposto tra la nuova norma regionale in via d’approvazione e il piano al vaglio dell’esecutivo di casale possa nascondere la possibilità per ulteriori edificazioni o se addirittura queste siano già possibili in forza di qualche scappatoia occultata nella filogenesi delle norme o della giurisprudenza che a livello e statale e regionale tengono le redini del territorio. Quello che è certo è che quest’ultimo in terra veneta da anni patisce una cementificazione senza pari nel Paese: solo la Lombardia infatti si pone su un gradino appena appena superiore nella classifica nazionale del consumo di suolo.

(Foto: un esempio di consumo di suolo in provincia di Treviso, il cantiere della Superstrada pedemontana veneta a Trevignano – Marco Milioni)

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Marco Milioni: Marco Milioni, classe 1973, è giornalista pubblicista dal 2002. È stato per molti anni firma fissa de Il Gazzettino e corrispondente da Vicenza per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5. Ha all'attivo collaborazioni con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, Vicenzapiu.com, Radio Vicenza, Vvox.it e con il gruppo Citynews.
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