Siamo ormai alla quarta settimana dall’inizio della scuola e adesso abbiamo tutti gli elementi per poter dire che le aule in sicurezza non c’è mai stata la possibilità di riaprirle. Ma lo dobbiamo dire a noi stessi, mica al governo. Chi mi legge sa che non sono mai tenero con gli esecutivi e men che meno con questo che oggi abita Palazzo Chigi. Ognuno fa il suo lavoro e il mio, come quello di tutti i giornalisti, è quello di cane da guardia e non da riporto. Ciò detto, in questo specifico caso, la riapertura della scuola, da rimproverare al governo Conte II ho ben poco.

Intendiamoci, la scuola, il ritorno a scuola, è un mezzo disastro. Chiunque ha figli in età da stare dietro i banchi, sa che ogni giorno è una scommessa riguardo a che inizieranno o finiranno le lezioni, sa che ogni giorno un raffreddore può far allertare un’intera comunità di allievi e di rispettive famiglie, sa che il distanziamento è una fantasia sbugiardata dagli assembramenti di inizio e fine lezioni, sa che gli studenti fragili sono in balia del nulla dovuto all’assenza degli insegnanti di sostegno, sa che i tempi per gli esiti dei tamponi sono imprevedibili, sa che docenti e loro dirigenti si stanno arrabattando come possono a causa di graduatorie insegnanti mal costruite. Però, a mio avviso, il governo non c’entra molto.

Il governo, ad andare a rivedere le cronache, le scuole le ha chiuse. E le ha chiuse senza appello che era marzo e lo ha fatto perché non c’erano le condizioni di tenerle aperte senza contribuire al contagio, che poi significa morti. Non c’erano le condizioni, non ci sono e non ci saranno. Ma senza scuole aperte, i genitori non possono andare a lavorare e quindi andavano riaperte per questione di PIL. Un po’ come le vacanze andavano fatte per questione di PIL.

C’erano alternative? Certo: la didattica a distanza almeno per le ragazze e i ragazzi di medie e superiori. Cioè per sei milioni e mezzo di studentesse e studenti su otto milioni e mezzo. Abbiamo avuto mesi per insegnare agli insegnanti a convertirsi alla didattica digitale e per dotare gli studenti degli strumenti necessari per andare a scuola senza andare a scuola. Ma così l’effetto babysitter preteso e delegato alle e agli insegnanti sarebbe venuto meno.

Ma la socialità? È stata una lunga estate di socialità, senza andare a scuola. Ma l’abbandono scolastico? In tutto il mondo la didattica a distanza è sinonimo di lotta all’abbandono scolastico. Ma tant’è. 

Nel frattempo, come era prevedibile e previsto, nel mese del ritorno a scuola e del ritorno alle urne, c’è stato un balzo dei contagi, che ormai hanno superato le diverse migliaia quotidiane, e i pazienti in terapia intensiva, da poche decine che erano quattro settimane fa, hanno superato di nuovo le centinaia. E, dicono gli epidemiologi, l’effetto vero del ritorno in aula si misurerà nelle prossime due settimane. Però già sappiamo che almeno un migliaio di persone sono state sicuramente infettate nei plessi scolastici e che sono una ventina i focolai individuati tra i banchi solo nelle ultimissime ore.

In terapia intensiva ci sono, adesso, pure i ragazzini. E già sento l’eco di chi dice: “ma sicuramente avevano già qualcosa”. I dati verificati che ci arrivano dagli Stati Uniti, dall’AAP, l’Associazione Americana di Pediatria, dicono: “I casi totali pediatrici di COVID-19 al 27 agosto sono stati 476.439, con 4.163 ricoveri ospedalieri e 101 decessi”. Dove pediatrico vuol dire fino ai 17 anni. 

Un consiglio, prima di dire o anche di pensare, “solo 101 morti”, “solo lo 0,0 e qualcosa per cento di case fatality rate”, contate fino a 10 o a 101.