C’è voluto un po’, un bel po’, un po’ troppo, ma alla fine, a oltre sette mesi dall’inizio dell’incubo coronavirus, il sindaco Beppe Sala si è deciso a dare i numeri ufficiali dei morti di covid a Milano. Le milanesi e i milanesi a oggi deceduti con il covid e di covid sono almeno 2.303, che poi sarebbero lo 0,16% delle e degli abitanti sotto la Madonnina.

I dati si fermano qui. Quindi, per ora, non è dato sapere quando tutte queste persone ci hanno lasciati e, perciò, non sappiamo quando si sono infettati e se tutti o qualcuno di questi lutti potevano essere evitati.

In assenza di ulteriori dati restiamo nell’alveo della fatalità, che non è granché, soprattutto, se si è tra quanti si sono visti morire padri, madri, figli, nipoti. Detta diversamente, se si è tra quanti vorrebbero tanto sapere se qualcuno dai palazzi di Roma o di Milano alla fortuna avversa ha dato una buona mano.

Beppe Sala ha dato questi numeri, elogiando il comportamento delle e dei milanesi. Milano diga umana contro il propagarsi del virus. I numeri però dicono che nella città di Sant’Ambrogio è morto di e con il covid lo 0,16% della popolazione e che nel resto della Lombardia è deceduto lo 0,16% della popolazione.

A Milano abitano, più o meno il 14% degli abitanti dell’intera Lombardia e a Milano sono deceduti con il coronavirus il 13,5% delle 16.973 donne e uomini che le statistiche ufficiali mettono tra le vittime di covid.

E se non vi siete stancate e stancati di leggere numeri, c’è un altro dato che è probabilmente significativo. In Lombardia vive il 16,6% delle italiane e degli italiani, ma è morto il 47,1% delle vittime del covid. A Milano vive il 2,3% della popolazione nazionale ed è deceduto il 6,3% dei poco più di 36 mila donne e uomini uccisi dal coronavirus. Cioè a dire che sia la Lombardia che Milano hanno superato di quasi tre volte il numero di vittime che per media doveva loro toccare. Triste, analogo e omogeneo primato.

Milanesi e lombardi, quindi pari sono o, almeno, questo dicono i numeri. “Poteva andare peggio”, ha chiosato il sindaco Beppe Sala che ha elogiato le milanesi e i milanesi per il loro comportamento. Poteva andare meglio, vale forse la pena di ricordare.

Sarebbe senz’altro andata meglio se da Palazzo Chigi non si fosse deciso di posticipare la chiusura della Val Seriana per non dispiacere agli appelli di Confindustria a tenere aperto uno dei più importanti poli industriali lombardi.

Sarebbe senz’altro andata meglio se il duo Fontana e Gallera non avessero confuso una pandemia per una campagna elettorale dove vince chi la spara più grossa o peggio si bada a interessi, anche biechi, di una parte e non di tutta la collettività.

Sarebbe senz’altro andata meglio se, lo so che potrei scrivere “non si fosse invitato a combattere il covid con gli aperitivi”, ma di questo Beppe Sala si è già scusato. Ma ancora non si è scusato per non aver di giorno in giorno dato i dati di quante persone, quante milanesi e quanti milanesi, erano morti. Di averci obbligato, a noi giornalisti che chiedevamo i dati delle anagrafi, a intuire l’ecatombe da ambulanze e comignoli dei forni crematori. Per non averci “spaventati”, come era giusto fare, quasi come un padre, un padre padrone. Di averci lasciato la brutta sensazione di non averlo fatto per calcolo, perché magari, dando quei numeri, si sarebbe scoperto quanti contagi e, quindi, decessi aveva provocato quel suo incauto “Milano non si ferma”, poi, come un virus diventato “Bergamo non si ferma” e via così di città in città, di centro produttivo in centro produttivo, di morto in morto. Un’omissione, ahimè, anche questa, da campagna elettorale e, come si dice a Milano, “El sospett l’è il velen de l’amicizia”.