A scuola non ci si ammala. La Ministra Lucia Azzolina non ci sta nella pelle, tanto da affidare a un video su facebook, oltre che a un grigio comunicato stampa, i numeri del successo della sua criticatissima gestione. “Nelle prime due settimane di apertura delle aule, contagiati solo 349 docenti, 116 non docenti e 1.492 studenti”. Che detto in percentuali fa ancora più impressione “0,047% degli insegnanti”, “lo 0,059% del personale ATA”, e “solo lo 0,021% di ragazze e ragazzi”. Un successo. Ma. Ma di “ma” ce ne sono un bel po’.

Il primo e più rilevante viene dalle regole base della statistica. Quanti tamponi sono stati fatti nelle scuole? Chiarisco. Prendiamo il dato che tutti sappiamo a memoria, cioè gli 8 milioni e mezzo di studentesse e studenti italiani. Quanti tra di loro sono stati tamponati? Perché se dici, come dice la Ministra Azzolina, che sono stati contagiati lo 0,021% della popolazione studentesca, è come dire che ha accertato che il 99,979% non è stato contagiato. E la stessa cosa vale per docenti e non docenti.

I numeri generali del nostro Paese, ci dicono oggi, che tra le persone tamponate il 3 e qualcosa per cento, è risultata poi effettivamente positiva. Questo in Italia da quando c’è la pandemia a ieri 6 ottobre 2020. Se riprendiamo i dati della Ministra Azzolina, è come dire che sono state tamponate 50 mila tra studentesse e studenti e solo 1.492 sono risultati positivi. E se il dato questo fosse, il contagio nelle scuole sarebbe identico a quello nel resto d’Italia. Nessun bravo quindi da elargire a nessuno.

Al contrario se a essere “tamponati” fossero stati in 100 mila tra studentesse e studenti, il dato sarebbe decisamente meglio di quello tendenziale e, al contrario, se i “tamponati” fossero stati 25 mila, sarebbe stato un disastro.

Come stanno le cose? Boh. A essere benevoli, diciamo che non lo sappiamo e lasciamo riposare in pace Giulio Andreotti e il suo “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

Ma se Lucia Azzolina non ci dice nulla dei tamponi, ci dice con sicurezza che studentesse e studenti e, con ogni probabilità, docenti e non docenti, non si sono ammalati a scuola. Elementari, medie e superiori sono terreno sterile e non ci si contagia. Tant’è che la Ministra ammonisce: “È convinzione di tutti che serve molta più prudenza nel pre e post scuola. Bisogna essere 10, 100 volte più attenti per tutto quel che riguarda le attività extra scolastiche se vogliamo proteggere la scuola”.

Esiste una costante nella comunicazione istituzionale. Così fa il Ministro Azzolina, così fanno i suoi colleghi, così fa Giuseppe Conte, ma anche i governatori regionali e fianco sindaci. Questa comunicazione, in sintesi, suona così: “ci si contagia per comportamenti sconsiderati”. Cioè chi si ammala, in fondo in fondo, è un po’ colpevole.

Colpa delle attività extra scolastiche, colpa delle attività extra lavorative, colpa della movida, colpa e metteteci quel che volete tra cinema, teatri, matrimoni, funerali, eccetera, eccetera. Non è mai colpa delle regole anticontagio troppo blande sui luoghi di lavoro. Non è mai colpa del non aver rimandato il voto referendario sul taglio dei parlamentari. Non è mai colpa di questo spasmodico tentativo di salvare un PIL che si è promesso a meno e solo una cifra e che, inesorabilmente sta andando verso il meno 10% con sostanzialmente nessun rimbalzo il prossimo anno.

Il ministro Roberto Speranza, quello della Salute, ha detto pochi giorni or sono: “se dobbiamo correre un rischio perché le scuole riaprono sono d’accordo”: non ha però spiegato perché il rischio andasse corso e poi, so che può sembrare un po’ retorico, ma se, come dice, “dobbiamo correre un rischio” perché lo dobbiamo correre proprio sulla pelle delle mie e dei miei figli?