Nelle scuole italiane di ogni ordine e grado si sta dando quotidianamente una brutta lezione: la lezione del negazionismo del covid.


È così dal 14 settembre 2020, da quando si è accettata la balla istituzionale che tornare in aula fosse sicuro. La ministra Lucia Azzolina, ci è stato pomposamente raccontato, era riuscita nella missione impossibile.


Se non che, la missione impossibile si è rivelata prevedibilmente impossibile, in piena pandemia riportare otto milioni e mezzo di studenti in classe era una follia.


Cinque settimane e vedrete che i numeri confermeranno che il ritorno a scuola (e il voto referendario, aggiungiamo per gli smemorati) è stato ininfluente sull’andamento dei contagi”.

Ebbene siamo nella quinta settimana e siamo a quota sei mila infettati accertati al giorno e 41 morti.


Il diritto allo studio! Il diritto allo studio! Il diritto allo studio! Urlano gli oltranzisti del ritorno in aula. Confondendo la didattica in presenza con un diritto e la didattica a distanza con la sua negazione.


Distratti non si accorgono che gli studenti mandati a scuola, come prima le loro madri e i loro padri mandati al lavoro senza le tutele anti covid, è la negazione nei fatti dell’articolo 32 della Costituzione Italiana.


“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.


L’esempio, si sa, vale più di qualsiasi lezione. Diventa quindi difficile e ipocrita lamentare che quelle stesse persone che vengono ammassate sui mezzi pubblici, nelle scale delle scuole, nelle aule di elementari, medie e superiori, poi si ammassino fuori o dentro i bar della movida.


A intermittenza succede che le mascherine servano quando la “distanza boccale” tra studentesse e studenti sia a meno di un metro, ma diventino inutili a frenare il contagio quando sono i boccali di birra ad avvicinarsi. Ipocrisia sanitaria.


Ipocrisia non diversa da quella che recita che a scuola è tutto in sicurezza, salvo poi che se una ragazza o un ragazzo, una o un insegnante sono positivi, allora è quarantena per tutti. Per tutte coloro e tutti coloro che in sicurezza e mascherati stanno davanti alla lavagna. Sicuri, ma non troppo.


Senza alcuna matematica sicurezza di tutela dal coronavirus si è tornati sui posti di lavoro, poi siccome ragazze e ragazzi a casa intralciavano l’andata in ufficio o in officina, lì si è mandati nelle aule a infettarsi e a infettare.

Una lezione di economia, la lezione di questa nostra economia malata tra i banchi di scuola.