“Si comunica che a seguito della quarantena preventiva disposta per una classe, il giorno 15 ottobre 2020 il plesso scolastico sarà chiuso per consentire un intervento di sanificazione straordinaria come da prescrizioni del Medico competente di Istituto”.


Oggi il più piccolo, l’undicenne non va a scuola. C’è un positivo in una delle classi dell’edificio che ospita la sua aula. Il più piccolo fa le medie, primo anno, lui di anni ne ha 11, qualcuno dei suoi compagni invece gli 11 li sta per fare.


Ovviamente, per privacy, non sappiamo chi sia il positivo al covid e neppure quale sia la classe o almeno facciamo finta che chat genitori e tam tam dei bagni non abbia individuato l’ “untore“.

E già, l’ “untore”, perché la diretta conseguenza di tutti gli annunci e della comunicazione istituzionale che si va facendo è che se uno si ammala è colpevole. Il o la colpevole, in questo caso, ha più o meno 11 anni.

Quale colpa o atteggiamento sconsiderato vogliamo attribuire al nostro giovane potenziale assassino, perché non dimentichiamo che sinonimo di covid sono decine di migliaia di morti? Non sapendo chi sia, vi scriverò di mio figlio.

Movida zero. Ha 11 anni, ci mancherebbe altro. Feste private zero. Vede un amico di pianerottolo in presenza, il resto è social e giochi on line. Poi c’è la scuola. 

Cartella in spalla, o meglio trolley di dieci chili al seguito, raggiunge la sua aula in auto, quando abbiamo io o la madre un’oretta e briscola da perdere in anda e rianda. Poi a seconda di con chi è, famiglia moderna la nostra, metro, se è dalla mamma, o tram, se è con me.

E la bici? Niente da fare, non solo perché i libri pesano più di lui, è infatti un funambolo delle due ruote, il problema è che delle piste ciclabili, dei chilometri di strade sicure si sono riempiti tanto i giornali di Milano e molto meno le strade ancora dominate dalle quattro ruote.

Così, pur avendo più case, in posizioni ben distinte l’una dall’altra, il nostro studente a scuola in bici e in sicurezza non ci può arrivare. La sua fortuna è il tram dietro casa, sempre sostanzialmente vuoto, meno la fermata della metro, dove vige il terno al lotto dettato da orario e frequenza dei treni.

Mio figlio è diverso dagli altri? Più responsabile? Io o sua madre siamo più accorti? La o il suo compagno di classe e così la sua famiglia si danno, a differenza nostra, a baccanali dionisiaci? Sinceramente non credo proprio.

L’ultimo bollettino, quello dei record, dice che nelle scorse 24 ore i contagiati in Italia sono stati 7.332 e 43 i decessi. Di questi 1.884 in Lombardia e sempre in Lombardia 17 morti. A Milano i contagiati in un giorno hanno superato i mille.

Nella città di Tsingtao a seguito di 12, come negli assegni lo scrivo anche in lettera così non avete il dubbio di aver letto male, “dodici” casi hanno deciso di fare test di massa. 9 milioni di test. Per la cronaca noi a fronte dei 7.332 ne abbiamo fatti 150 mila, un quinto in Lombardia, forse un decimo nel milanese.

L’obiettivo delle autorità cinesi è di individuare e isolare tutti i positivi. Badate, non di metterli in galera o denunciarli perché responsabili della pandemia e dei morti, ma di individuarli e obbligarli alla quarantena così da fermare il contagio.

Tsingtao, mi si dirà, è città governata da una dittatura e solo nelle dittature si possono fare simili cose. Si diceva anche per il lockdown, ma poi anche da noi o a Parigi o a Londra lo si è fatto. 

La brutta sensazione è che da loro, nella Repubblica Popolare Cinese, ci sia lo spettro della esplicita dittatura del proletariato, da noi quella subdola della dittatura del capitale e del Pil, cui, la Valseriana insegna, Roma e gli altri palazzi del potere si inchinano ubbidienti.

Domani mio figlio tornerà a scuola. Stesso mezzo pubblico. Stessa scuola. Stessa aula. Colpevole come qualsiasi undicenne del nostro Paese.