Comunque la pensiate sui provvedimenti anti covid presi dal presidente del Consiglio Regionale della Campania Vincenzo De Luca, a mio avviso è lunga la lista di coloro che dovrebbero “prendere nota e imparare”. Parlo di metodo e non di merito, per ora.


I primi che dovrebbero prendere nota sono Attilio Fontana e il suo assessore alla salute Giulio Gallera che stettero a guardare il massacro della Val Seriana: gli oltre 5 mila morti dovuti al ritardo del governo, troppo attento a non disturbare Confindustria.


Gli inquilini di Palazzo Lombardia, invece che guardare a Palazzo Chigi, sede romana del governo, e chiudere di far diventare ‘zona rossa’ la valle della bergamasca, avrebbero dovuto prendere carta e penna e chiudere Nembro, Alzano e tutti i comuni diventati nazionalmente e internazionalmente noti per le troppe croci covid.


Sicuramente anche Giuseppe Conte dovrebbe guardare con deferenza a Palazzo Santa Lucia, sede della giunta campana. Vincenzo De Luca, in effetti, non solo sembra Speedy Gonzales confronto all’Avvocato del Popolo, ma, forse perché forte di una maggioranza reale e non solo parlamentare, prende delle decisioni politiche e non con ambizioni ecumeniche, più prosaicamente che debbano andare bene a tutti i futuri elettori.


Anche Stefano Bonaccini, non nella sua veste di presidente della regione Emilia Romagna, ma di presidente della conferenza delle regioni, dovrebbe imparare il metodo napoletano e magari, invece che chiedere al governo, comunicare al governo le decisioni prese dalle regioni italiane e non aprire tavoli di ammiccamenti con un esecutivo “amico”.


Ricordo, infatti, che giorni prima i quasi 9 mila infetti e gli 83 morti (dato del bollettino del 15 ottobre 2020), le regioni chiesero, senza ottenerla, la chiusura e la didattica a distanza per le ultime due classi di licei e scuole superiori.


La scuola aperta e l’operato del ministro Lucia Azzolina sono difesi dal governo come manifesto, il solo che sia rimasto, del propagandato “buon operato” del Conte II nei confronti della crisi sanitaria, umanitaria ed economica del covid19.


Il contagio galoppa e, è doveroso ricordarlo, gli estensori del ritorno in piena pandemia di 8 milioni e mezzo di studenti in classe, il 14 settembre ci dicevano che la prova provata del ritorno in totale sicurezza nelle scuole, sarebbe stato dimostrato dai numeri sul contenimento del contagio nella quinta settimana. Per la cronaca, la quinta settimana è proprio questa qua che stiamo vivendo e i dati sono drammatici.


La scienza è una cosa bizzarra, si basa su osservazione e ripetitibilità, quindi sulla costruzione di modelli. Detto diversamente due più due fa quattro e fa sempre quattro.


A scuola, subito dopo le somme si imparano le moltiplicazioni e, quindi, la prova del nove che aiuta a verificare la correttezza dell’operazione fatta. Vincenzo De Luca ha chiuso scuole e università a 1.127 contagi (dato 15 ottobre 2020), se ha fatto bene lo sapremo, da qui a cinque settimane, per la precisione quella tra il 16 e il 22 novembre 2020.