Purtroppo per noi, il virus, il covid19 non si fa abbindolare dalla propaganda. Va per la sua strada, incurante delle umane seduzioni. Siamo perciò sicuri, nello scriverlo ci assumiamo il rischio di passare per Cassandre o per uccelli del malaugurio, che il coronavirus resterà indifferente al discorso di domenica 18 ottobre 2020 di Giuseppe Conte e dell’annunciato decreto del presidente del consiglio dei ministri.

Un’indifferenza, quella del sars-cov-2 che malauguratamente si tradurrà in una curva epidemica in salita o, detto in italiano di strada, in una moltiplicazione dei contagi, delle terapie intensive e dei morti.

Siamo certi che il covid non è stato per quell’oretta e mezza, tanto il ritardo collezionato tra l’annunciata conferenza stampa del premier e l’avvio delle dirette televisive e social, trepidante ad ascoltare quale diavoleria il governo italiano si fosse inventato per fermarlo. Ma se così, invece, fosse stato, allora, sentito l’elenco dei provvedimenti, avrebbe tirato un bel sospiro di sollievo.

Forse, ma solo forse, tranquillizzato dal fatto che nulla si farà per davvero per contrastarlo, il coronavirus si sarebbe interessato anche al resto del discorsetto politico del premier. Avrebbe così colto le parole d’ordine, la prima tutta anti scissione grillina, “i soldi del MES non si prenderanno” e nel dire perché, per un attimo, Giuseppe Conte si è fatto fotocopia di Alessandro Di Battista. La seconda parola d’ordine: “continuare a correre”, dove il riferimento era al PIL e agli altri indicatori economici. Il terzo trimestre sopra le aspettative, anche se non è ben chiaro di chi, e il quarto che non deve deludere.

Siamo certi che il sars-cov-2 manchi di acume, altrimenti si sarebbe certamente accorto che il discorso del Presidente del Consiglio era un discorso da Avvocato, ma non del popolo, ma del Governo. “Il governo non ha mai abbassato la guardia”, ha detto Conte II, che però tra i pochi numeri che ha citato, ha dimenticato quelli del contagio, dei nuovi ricoveri, della sofferenza delle terapie intensive, delle morti. Non li ha citati perché avrebbero stonato e parecchio in questa scialba arringa difensiva.

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A leggere i provvedimenti, si capisce che c’è però un’inversione di rotta. Anche se messa in fondo, il vero cambiamento è nella scuola. Che da luogo sterile, diventa luogo dove andare a orari scaglionati, anzi scaglionatissimi, con le giornate di scuola che alle superiori, si avviano a partire dalle 9 e che se l’avvio fosse il pomeriggio, tanto meglio. Tutto un altro film rispetto alla narrazione governativa che dal 14 settembre dice: “va tutto bene”, cieca agli accessi affollati, alle scuole e alle classi pollaio, all’assenza di insegnanti e insegnanti di sostegno, alle quarantene a ripetizione e ai docenti lasciati in classe nonostante i contatti con conclamati studenti positivi, ai numeri del contagio che ormai vedono i ragazzini come protagonisti agenti pandemici.

Per il resto, mezze misure, appunto, che non possono che avere una finalità che non è quella apparente di “non compromettere il tessuto economico”, ma quella propagandistica della rana bollita, cioè di farci abituare pian piano al peggio. E al giornalista che lo trattava da tour operator chiedendogli se fosse o meno il caso di prenotare le vacanze di Natale, il premier ha risposto: “non faccio previsioni”.

Giuseppe Conte ha tentato comunque di dire che va tutto bene, che a questo giro è tutto diverso, ma poi, come ravvedendosi, ha ammesso: ci sono tante cose da fare, ma non ha spiegato come mai un governo con i pieni poteri quelle cose non le ha fatte.

A proposito di pieni poteri, il presidente del consiglio, bontà sua, si recherà in quella antica istituzione che è il parlamento, martedì o mercoledì, a comunicare perché, è noto, con lo stato di emergenza e il governo dell’Italia a colpi di dcpm, i passaggi parlamentari sono un atto di cortesia… ma tutto questo il covid non lo sa.