Cinque mesi di lavoro, ma alla fine il capo dell’antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili e il pm Leonardo Lesti sono venuti a capo della vicenda dell’imbrattamento, il 13 giugno 2020, della statua di Indro Montanelli. È stato un 21 enne, uno studente universitario che, armato di carta di credito, ha comprato le bombolette di vernice lavabile, quelle usate per il pericoloso atto eversivo.

Gli inquirenti non hanno incastrato altri che il 21 enne, ma assicurano che non demorderanno e che, torchiatolo ben bene, riusciranno ad avere i nomi dei complici, degli altri terroristi.

Confidiamo nelle capacità del pool investigativo, confidiamo che non ci metteranno molto, che sia questione di giorni o di settimane e che, quindi, finalmente consegnati alla giustizia, i facinorosi suoi complici, quasi sicuramente dei balordi antagonisti della Rete Studenti, potranno, il dottor Nobili e i suoi uomini, dedicarsi ad altri casi irrisolti. 

A questo proposito, ci permettiamo di suggerire, per esempio, un’indagine sui fascisti che da qualche anno si pregiano di spaccare e imbrattare le lapidi dei partigiani.

Quelli veri, non quelli alla Indro Montanelli sul cui antifascismo o meglio opportunista trasformismo bene ha scritto la storica elvetica Renata Broggini sul suo Passaggio in Svizzera, edito dalla casa editrice Feltrinelli.

In una dichiarazione, il magistrato Alberto Nobili, quasi a volersi giustificare di aver usato mezzi e risorse in questa indagine intorno alla vernice rossa e la scritta “razzista” sulla statua del giornalista, ci dice: “non abbiamo mai abbandonato le indagini finalizzate alla identificazione dei responsabili di un fatto apparentemente live ma di assoluta gravità, anche a livello internazionale, attesa la notorietà del giornalista”.

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Non sappiamo se il capo del pool antiterrorista, quando parla della notorietà internazionale di Montanelli, si riferisca alle lettere che nel 1954 “il Direttore” si scambiava con l’ambasciatrice statunitense in Italia, Clare Boothe Luce, nelle quali scriveva che non gli sarebbe dispiaciuto un golpe anticomunista in Italia.

Restando nel dubbio, ma volendo fare nostra la missione di suggerire una degna prossima indagine al dott. Nobili, ne suggeriamo una sui misteriosi autori dell’imbrattamento e, anche qui, distruzione ripetuta delle lapidi, statue non ne ha mai avute, dedicate a Giuseppe Pinelli.

L’anarchico assassinato il 16 dicembre 1969 nell’ambito della “strategia della tensione”, quella che Indro Montanelli diceva non essere mai esistita.

Capiamo che queste nostre righe potrebbe indurre qualcuno a pensare una nostra adesione all’atto criminale perpetuato dal 21enne e dagli altri “terroristi” suoi complici, peggio, che qualcuno, come già avvenuto a Erri De Luca condannato a otto mesi per alcune sue righe a favore del movimento “notav”, potrebbe vederci rei di “istigazione a delinquere”.

Sgomberiamo il campo a qualsiasi fraintendimento e dichiariamo a chiare lettere che tra i ragazzi armati di bomboletta e chi lucida la statua dorata dedicata a Indro Montanelli, noi stiamo dalla parte dei giovani irriverenti e la loro vicenda giudiziaria seguiremo, attenti.