Noi, quelli del Corvetto, il “quartieraccio” di Milano tra mala e spaccio, quando si era in buona e il caldo agostano liquefaceva l’asfalto, si prendeva la bicicletta e, “sotto questo sole è bello pedalare”, si arrivava, sudati ‘da buttare via’, al mare.

Al ‘nostro mare cittadino’, niente a che fare ovviamente con il “mare nostrum” che bagna le coste morbide dello stivale, noi che restavano tutta l’estate all’ombra della Madoninna, ci accontentavamo infatti di quelle sinuose delle vasche di piazzale Lotto.

Costume, tuffi, fare gli scemi e qualche sguardo tra ragazzi sul quale si favoleggiava all’infinito. Sguardi che finivano lì, perché allora non c’erano cellulari o altre socialità virtuali e noi al Lido si era forestieri e, quindi, non c’era alcun giorno dopo per reincrociarsi con la sirena nei cui occhi infiniti ci eravamo persi tra un tuffo e l’altro.

Marco fece eccezione, lui la sbandata se l’era presa bella bella e quindi i quasi 20 chilometri di andata e ritorno se li faceva tutti i giorni, spesso a piedi. La bici gliela avevano rubata alla prima “andata” e il ritorno se l’era fatto sulla canna della mia. Non si era mai lamentato delle buche, troppo preso dalla sua bella e dalle fantasie varie.

Mi ha sempre voluto bene, riconoscente per quel viaggio. Ci siamo persi di vista, abbiamo avuto vite molto diverse. L’ho ritrovato in carcere, durante una bella esperienza di volontariato, il mio, anello Penitenziario di Bollate e lui, dentro per spaccio internazionale, aveva quel ricordo antico con me.

Marco non aveva una lira, che allora, era la normalità. Al Corvetto eravamo poveri e il Lido era iper tanti di noi, la sola vera vacanza al “mare”.

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In uno degli scorsi caldi tropicali meneghini sono rifinito al Lido di Milano, le facce erano le stesse. O meglio, alle nostre bianche slavate, adesso se ne erano aggiunte anche altre di altri colori. Ma la storia sembrava la stessa.

Anche i giochi erano gli stessi, solo con qualche cellulare in più. Gli sguardi tra ragazzi i medesimi, non so dire in quanti avevano venti chilometri di viaggio alle spalle a piedi, ma non mi stupirebbe.

Da domani il Lido cambia faccia, anzi, cambia facce. Diventerà “finalmente” un luogo rispettabile, è stato infatti sottratto alla municipalizzata Milano Sport e affidata alla Ingestsport Healt and Spa S. A.. Società che, in realtà, voleva investire nel recupero delle scuderie De Montel e che, invece, indirizzata, si è “mangiata”, per i prossimi 42 anni il mare di Milano.

25 milioni di euro per la ‘riqualificazione’, i rendering sono già belli disponibili. Disegni di come presto sarà il Lido e che, ma sarà sicuramente un caso, nella fantasia progettuale degli architetti, è frequentato solo da bianchi, nulla a che vedere con il variopinto e poco glamour pubblico di oggi.

Rendering riqualificazione Lido di Milano

Insomma, niente a che fare con quello scatto anni ‘30 che ritrae quelle antiche piscine, il luna park intorno e tutta quella gente, il popolo, si sarebbe detto un tempo, sulle sue rive.

Fortunatamente per questa giunta di centro sinistra, tutto ciò accade mentre una mascherina anti contagio covid copre gli occhi ai milanesi, quelli vecchi e quelli nuovi. Chissà, però, forse, questa emergenza pandemica finirà prima della prossima primavera, consentendoci di toglierci questa maledetta indispensabile mascherina giusto in tempo per la prossima tornata elettorale, quella che deciderà il futuro Sindaco e, tocca ricordarlo, non solo i ricchi votano e neppure nuotano, così, per dire.