di Francesco Wu, rappresentante degli imprenditori stranieri nella Confcommercio di Milano

Far chiudere alle 18:00 bar e ristoranti mi sembra una presa per i fondelli. A Milano nella pausa pranzo non si lavora perché non ci sono più i turisti e mancano le persone degli uffici che sono tornati in smart working. Solo nel servizio serale si recuperava un po’ di lavoro nei pubblici esercizi perché frequentato da milanesi. Questo ulteriore provvedimento mi sembra un modo per scaricare le responsabilità della mala gestione della cosa pubblica sui commercianti e sui cittadini. 1 miliardo non investito dal pubblico fa perdere alla collettività 20-30 miliardi, queste sono più o meno le proporzioni in gioco. Alcuni provvedimenti andavano bene a marzo, ma non a ottobre nel momento in cui la politica non ha fatto il proprio compito, ovvero:

1) Aumentare posti letto negli ospedali e nelle terapie intensive, come da obbiettivi annunciati ma mai raggiunti

2) Rafforzare il trasporto pubblico o limitarne l’uso lasciando a casa i ragazzi delle superiori e obbligando allo smart working quei lavoratori che possono effettivamente lavorare da remoto e non è il caso della pubblica amministrazione dove al massimo sarebbe giusto che ci fosse un’alternanza al 50% dei lavoratori, perché in questo modo si libererebbero posti sui mezzi pubblici. Io, cittadino milanese, se non riesco a mettermi in contatto con un operatore devo poter parlare di persona con un funzionario pubblico .

3) Controllo rigoroso della movida, delle regole nei bar e nei ristoranti e sanzionare gestori e clienti che non rispettano le norme di sicurezza e il distanziamento. I controlli per far rispettare il distanziamento non sono stati fatti, bastava girare per Milano a metà maggio per capirlo. Adesso non si può generalizzare criminalizzando un’intera categoria già altamente provata dal primo lockdown, perché è questo è quello che pensano alcuni mentre dai dati dell’andamento si vede chiaramente che dalla riapertura a metà maggio fino al 31 luglio 2020 i contagi sono diminuiti da 450 a 380 circa. Quindi adesso è colpa dei pubblici esercizi se salgono i contagi ? Con delle limitazioni generali per la categoria, adesso ci vanno di mezzo anche quei gestori e cittadini che hanno seguito le regole, ahimè. Restringendo in modo generalizzato come si sta facendo significa scaricare sul privato le inefficienze del pubblico e questo non va bene. Potevo capirlo a marzo, non ora.

4) Aumentare i laboratori per processare i tamponi, aumentare il personale per fare i tamponi! Già nel milanese siamo a 7/10gg dai sintomi per avere l’esito (sintomi che solitamente appaiono dopo 7/10 giorni dal contagio) praticamente uno fa in tempo anche a morire. 

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5) Con più tamponi serve più personale per fare i tracciamenti. Nulla di tutto ciò.

6) Avrei rafforzato e migliorato anche la didattica a distanza, cosa rigettata da molte mamme perché hanno da gestire i figli a casa che scorrazzano mentre loro sono in smart working e giustamente molti preferiscono che i figli socializzino a scuola. Ma perché chi può e chi vuole tutelare i propri figli o quanti hanno persone fragili in famiglia non possono scegliere di far stare a casa i propri figli con una buona didattica a distanza? Questo aiuterebbe anche a migliorare il distanziamento a scuola, meno resse dei genitori davanti alle scuole in giorni piovosi come questi di ottobre e quelli che verranno a novembre. 

7) Un’applicazione di tracciamento ben fatta e realizzata da un Ente pubblico, non la app ‘Immuni’ fatto da un privato che non funziona perché fa acqua dappertutto. Una App non obbligatoria ma che il cittadino deve usare per accedere alle poste, agli uffici pubblici, alle banche, ai ristoranti, ai negozi e vedrete che tutti la scaricherebbero ( ah forse questo non si può fare perché lede la libertà, allora non facciamolo e ci teniamo il mini lockdown e i coprifuoco e l’economia a picco )…

Una buona classe politica deve essere in grado di prevedere e prevenire le situazioni come la seconda ondata di questa pandemia, perché ha gli strumenti per farlo, cioè può scegliere di circondarsi di esperti  e scegliere di conseguenza le azioni da intraprendere, cosa che noi comuni cittadini non possiamo fare. Forse il Governo avrebbe fatto meglio a individuare trovare dei virologi e degli scienziati di riferimento (come hanno fatto in Germania, vedi l’esempio di Christian Drosten) senza un continuo rimbalzo di opinioni e pareri diversi. Questo avrebbe permesso ai cittadini più vulnerabili e meno preparati di capire meglio come stanno davvero le cose. Bisogna mantenere dei punti di riferimento come la pluralità delle idee, ma questa estate di riferimenti chiari e precisi non ne abbiamo avuti e questo ha portato molti a sottovalutare il virus che secondo alcuni era “clinicamente morto.”