Anna Maria Brambilla è il direttore della Medicina d’urgenza all’ospedale Luigi Sacco di Milano. Ha affidato al Corriere della Sera la sua verità, che poi è un appello raccolto dalla penna di Carlo Verdelli.

“Capisco il problema dell’economia, ma la situazione è davvero disperata. La gente deve sapere. Milano deve sapere e capire. Al momento l’unica vera arma contro questo virus è proprio riconoscerlo per quello che è: un nemico malefico, che ti prende alla sprovvista, che sbriciola le difese umanitarie. Un nemico mortale”.

“Lavoro in un pronto soccorso – racconta la primaria del Sacco di Milano – dove ci sono stati dieci morti negli ultimi venti giorni. È una percentuale molto alta per noi. Persone entrate in condizioni medie, che rapidamente sono tracollate lì, neanche il tempo di indirizzarle nei vari reparti“.

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Il ministro Roberto Speranza ha lanciato l’allarme che se la curva del contagio non comincerà a calare, presto il personale sanitario non reggerà. “Lavoro ogni giorno alle 8 alle 21 – riferisce la dottoressa Brambilla che poi va avanti – quasi uguale anche i festivi. Fortuna che mio marito fa lo stesso mestiere, non abbiamo figli, viviamo lo stesso carico emotivo. A parte la stanchezza, […] c’è un cambio di atteggiamento collettivo: siamo passati dall’essere considerati eroi, a essere vissuti con ostilità come fossimo noi, medice e infermieri, i responsabili di quello che sta accadendo“.

Che sia ancora lunga Anna Maria Brambilla non se lo nasconde: “Il numero dei contagi, e anche quello dei decessi, continua a crescere in modo preoccupante. In più arriva la stagione fredda, le influenze, avremo ancora dei mesi complicati. Forse potremmo esserne fuori verso marzo o aprile“.