È un flusso continuo e silenzioso. Meccanico. Le autofunebri arrivano una dopo l’altra. Sostano davanti al crematorio. Gli addetti di Lambrate si muovono con consumata esperienza. Muletto, spostamento della bara dall’auto al carello spingere fino alle celle frigorifere.  Fatto. Tutto veloce, un paio di minuti, asettico, silenzioso. L’autofunebre riparte, si deve far spazio per lo scarico. Se ancora c’è posto dentro. Altrimenti qualche mugugno si sente. È un lavoro come tanti ma “i ritmi adesso sono frenetici” dicono. A testimoniarlo, la fila dei carrelli per lo spostamento bare davanti all’ingresso. Decine.

“Oggi ne aspettiamo ottanta” dicono.

Davanti al crematorio, in meno di venti minuti, arrivano una dozzina di auto funebri. Anche un furgoncino Renault con la bara messa tirando giù i posti dietro. Un trasporto al risparmio per chi non ha soldi? Mancavano le auto funebri? Certe cose non si chiedono. “È l’ora di punta” mi dicono quelli delle pompe funebri.

Ottanta bare? Sappiamo che in media a Milano, in tempi  ‘normali’, muoiono 40-50 persone al giorno. Significa che oggi 11 novembre nel solo cimitero di Lambrate arriveranno il doppio dei defunti di un giorno ‘normale’ a Milano.

Il doppio dei morti di un giorno normale in un solo cimitero, in dieci ore di lavoro.

Ma qui di normale non c’è nulla, nemmeno la scighera che anche a mattina inoltrata non si alza.

Di normale non c’è nulla perché non ci sono nemmeno i parenti. Le norme Covid lo impediscono. Arriveranno più tardi, Oppure ne vedi tre o quattro al massimo, per l’ultimo saluto nelle stanze del commiato.

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Da fuori il crematorio fa ancora più impressione in una giornata così grigia, dentro e fuori. Guardo il camino che butta fuori fumo nero. So benissimo cosa significhi quella immagine, cosa evochi.  La memoria riporta altrove, ad altri contesti in bianco e nero. Non c’entra nulla, anche pensarlo è un sacrilegio, una bestemmia. Ma non riesco a non pensarlo. E non riesco a non pensare che, comunque sia, anche qui si tratta di vittime innocenti.

I cinque forni crematori di Lambrate lavorano a pieno regime e solo per i residenti nel Comune di Milano. «La situazione sta compromettendo la normale capacità operativa del crematorio e del deposito di Lambrate, con tempi di attesa per la cremazione superiori a 5 giorni dall’arrivo a Lambrate dei feretri – ha comunicato il Comune di Milano il 4 novembre – per questo i soggetti deceduti a Milano ma non residenti, il cui decesso si verifichi a partire dal 5/11/2020, non potranno essere cremati a cura del Comune di Milano». L’ordinanza predispone «che per l’eventuale sepoltura nei cimiteri cittadini dei defunti non residenti non è dovuto il pagamento».

A EC il presidente di Federcofit Giovanni Caccioli ha detto: “Abbiamo chiesto al Comune di predisporre uno spazio al coperto per sistemare i feretri in attesa. Una tensostruttura, per esempio. Perché certo le bare non si possono accatastare una sopra l’altra. Servono altri spazi anche a Lambrate”.

Lambrate dispone di una ottantina di celle frigorifere. Sono tutte piene. Siamo oltre ‘il pieno regime’ del camino.

Quanti milanesi sono morti per Covid da febbraio a oggi? Di preciso non lo sappiamo. Un ultimo dato lo aveva fornito il Sindaco Beppe Sala lo scorso 5 ottobre: 2.303. Ma i dati aggiornati non si trovano. Nemmeno quelli della provincia di Milano. La Regione Lombardia non li comunica. Bisogna farsi i conti da soli, chiedere ai Comuni, procedere con ‘accessi agli atti’, bussare agli uffici stampa. Forse, per mancanza di trasparenza, anche in Italia, in Lombardia, a Milano il virus è proprio ‘cinese’.

È normale? No. Non c’è più nulla di normale. Nemmeno il dolore.

No, non è un giorno normale neanche domani.