“Il Governo cerca di arrivare a Natale al meglio possibile per ragioni facilmente intuibili, ma è evidente a tutti che la situazione è già sfuggita di mano. Io credo che poco cambierà nelle prossime settimane a meno che non si arrivi a una media di mille morti al giorno il che purtroppo è molto probabile. In quel caso credo che il peso e l’effetto sull’opinione pubblica di numeri simili porteranno a interventi più radicali. Ma dobbiamo evidentemente aspettare mille morti al giorno…

Questo il commento raccolto da EC sull’attuale situazione della pandemia Covid 19 del Prof. Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, consulente della Procura di Bergamo per la non-gestione delle ‘zone rosse’ nei comuni della bergamasca lo scorso marzo.

“Scontiamo ancora una pesante impreparazione – prosegue Crisanti – e le ultime polemiche sui tamponi e la mancanza di trasparenza dei dati ne sono un esempio vistoso. Poco è stato fatto da aprile a oggi. Ora poi, per motivi ‘statistici’, c’è anche una certa pressione per mandare in terapia intensiva meno persone possibile. Ci sono tanti messaggi sbagliati, come il famoso ‘tampone rapido’. È vero che si ha un esito in 10 minuti, ma servono soprattutto per uno screening della popolazione già infettata, non per il tracciamento delle infezioni in corso. E poi se il primo paziente aspetterà 10 minuti quello dietro di lui almeno 20, il terzo 30 e avanti così… Quindi serve una logistica attrezzata e gigantesca, che nn abbiamo e che non è stata attrezzata da maggio a oggi. Se proprio di tamponi si deve parlare, visto che poi vengono dati giornalmente numeri magari riferiti a esiti di test di tre, quattro giorni prima, più che altro parlerei di un indubbio successo commerciale.

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Abbiamo notizia di 13 bambini ricoverati a Padova negli ultimi giorni tra cui 4 neonati, 51 a Napoli, 5 a Pavia e altri a Torino. Lei è stato tra i primi a presentare uno studio scientifico sull’incidenza dell’infrazione Covid-19 sui bambini di Vò Euganeo. Cosa può dirci su questo aspetto? 

“Intanto dobbiamo distinguere le età, sotto o sopra i 10 anni perché abbiamo visto differenze importanti. Quello che credo debba essere detto con molta chiarezza è che non è vero che i bambini non si ammalano. Abbiamo visto che sotto i 10 anni il tasso di infezione scende di 60/30 volte quindi per loro le possibilità di ammalarsi sono davvero poche. Sopra i 10 anni invece aumentano in maniera significativa. Ma sotto i 15 anni i casi che necessitano di terapia intensiva sono rarissimi e in generale certamente i minori di 15 anni guariscono velocemente e bene. Sarebbe un errore però considerarli ‘immuni’ perché così non è. Così  come è ormai evidente che possano essere invece importanti vettori del virus”.