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I morti, i nostri morti del covid. Eccoli qui, c’è voluto Mario Draghi per metterli lì in fila, a un anno dall’inizio della pandemia.

92.522 donne e uomini deceduti a causa del coronavirus. La cifra senza alcuna approssimazione l’ha detta il professore nel suo esordio parlamentare.

Ma non si è fermato lì, ha poi aggiunto quello che tutti sappiamo: “i dati ufficiali – testuale di Mario Draghi – sottostimano il fenomeno”.

Quante sono le donne e gli uomini uccisi dopo essere stati infettati e che non sono nei bollettini ufficiali, quelli che noi giornalisti rompiballe, abbiamo definito come fake news di stato.

E qui si potrebbe aprire un enorme capitolo su trasparenza e comunicazione istituzionale, ma sarebbero solo parole aggiunte all’evidenza, finalmente riconosciuta.

Senza aggiungerci agli osanna generali e generalizzati, questo passaggio, quello, tra l’altro, sostanzialmente di apertura del discorso del neo Presidente del Consiglio, è davvero significativo.

Perché, oltre a restituire la dignità della verità a dei lutti e all’elaborazione delle loro famiglie, ha segnato la vera discontinuità. Il discorso di Mario Draghi ha mandato in soffitta il “modello Italia anti covid”, di cui, pavoneggiandosi, si sono riempiti i discorsi parlamentari e, prima ancora, le conferenze stampa del fu Governo Conte due.

Il rosario di numeri di Mario Draghi ha fotografato e restituito dimensioni e realtà. L’avvenuto crollo dell’aspettativa di vita, meno cinque percento al nord. Il dramma dei nuovi poveri, uno su due degli indigenti che si rivolgono alla Caritas, prima del covid non lo erano. La ripresa economica che in Italia sarà a fine 2022, un anno più tardi che nel resto di Europa. Le nuove diseguaglianze nella distribuzione del reddito con il coefficiente Gini che schizza a oltre il 38%. Poi la questione Dad che viene promossa a strumento per la continuità dell’insegnamento, con problemi registrati soprattutto nel mezzogiorno: una via finché tornare a scuola non sarà possibile in sicurezza.

Addio Giuseppe Conte. Addio Lucia Azzolina. Addio, non ce ne abbia, anche Rocco Casalino.

Ma al di là di chi precipita fuori dalla torre, che cosa resta poi del discorso di Mario Draghi? Poco o niente, perché per il resto è un caleidoscopio di mezze istanze e veti incrociati delle forze di tutto il parlamento.

Certamente lo si chiamerà discorso di visione, modo facile per nobilitare l’assenza di soluzioni puntuali e stringenti affiancati a più che condivisibili obiettivi. Diciamo che il fatidico “che fare?”, resta senza risposte e con qualche intento.

Non mancano poi i paradossi o gli stridii. Per esempio la questione della parità di genere che pronunciata dal Presidente del Consiglio che su 23 ministri, ne ha nominati solo 8 donne, stona un po’.

Come ha il sapore, per così dire, vagamente paternalistico, il tema di una politica tutta proiettata sui giovani, fatta da una compagine governativa con un’età media media che supera i 57 anni. Due lustri in più del precedente esecutivo.

C’è poi la questione internazionale. E non tanto la scelta atlantica e via discorrendo. Ma, per esempio, quel passaggio che faceva così: “Continueremo anche a operare affinché si avvii un dialogo più virtuoso tra l’Unione europea e la Turchia, partner e alleato NATO”.

Turchia che mette in prigione politici dell’opposizione, sindacalisti, docenti universitari, intellettuali e giornalisti. Roba da ritirare l’ambasciatore.

Ma anche a questo giro i nostri diplomatici resteranno ad Ankara e anche al Cairo, magari a facilitare qualche vendita in armamenti o a blandire questi carcerieri di donne e uomini colpevoli solo di idee libere, occidentali, si direbbe.

Oppressi da impresentabili aguzzìni, ma per noi, indispensabili, insostituibili, rasserenanti guardiani di confini europei d’acqua e di terra, insidiati da donne, bambini e uomini disperati, che chiamiamo migranti perché così ci sentiamo meno in colpa e ci fanno meno impressione le urla, i pianti, le morti.

“È Dio che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare“

Sono parole del Papa, che però, Mario Draghi ha deciso di citare sulla questione ambientale. Francesco, si sa, ne sa di animali, maree, uccelli, mica di donne, bambini, vecchi e uomini, per Dio!

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William Beccaro, 48 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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