Estreme Conseguenze https://estremeconseguenze.it Solo notizie. Sun, 29 Nov 2020 06:25:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 https://estremeconseguenze.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-solo-logo-512X-1-32x32.png Estreme Conseguenze https://estremeconseguenze.it 32 32 151638389 Forse è tempo di tornare tutti a scuola. https://estremeconseguenze.it/2020/11/29/forse-e-tempo-di-tornare-tutti-a-scuola/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=forse-e-tempo-di-tornare-tutti-a-scuola https://estremeconseguenze.it/2020/11/29/forse-e-tempo-di-tornare-tutti-a-scuola/#respond Sun, 29 Nov 2020 06:18:37 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11268 La scuola, le studentesse e gli studenti, le loro famiglie, i docenti e i non docenti, la loro salute, senza alcun ritegno sono diventati la merce di scambio elettorale di questo scampolo di fine anno. Le cronache del gossip politico stanno raccontando che il Movimento Cinque Stelle, o meglio quel che ne rimane, e Italia […]

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La scuola, le studentesse e gli studenti, le loro famiglie, i docenti e i non docenti, la loro salute, senza alcun ritegno sono diventati la merce di scambio elettorale di questo scampolo di fine anno.

Le cronache del gossip politico stanno raccontando che il Movimento Cinque Stelle, o meglio quel che ne rimane, e Italia Viva, o meglio quel che non è mai stato più di un partitino politico personale, stanno premendo perché, in contraddizione con ogni sensata politica sanitaria anti pandemica, le studentesse e gli studenti delle superiori tornino a scuola a una settimana dalla chiusura natalizia.

Si chiama demagogia quando in barba ai numeri, normalmente economici, fai promesse all’elettorato che sarebbe meglio non mantenere, perché danneggiano l’economia nazionale, ma che si finisce per fare perché creano consenso, voti, seggi parlamentari.

Va così a ogni chiamata alle urne politiche o amministrative, a un certo punto, arriva la promessa che lascia tutti basiti perché conti alla mano, si dice, non ci sono le economie necessarie.

Promesse elettorali, appunto, che nel nostro Paese sono diventate sinonimo di presa per i fondelli.

A questo giro però, non si tratta di economia, ma di numeri legati alla pandemia da coronavirus o, a essere più puntuali, legati a contagio e oltre cinquanta mila morti covid.

È stato detto in ogni solfa e a ogni livello. Non ci sono, né c’erano le condizioni per un ritorno in sicurezza di studentesse e studenti a scuola.

Solo qualche giorno fa la ministro dei trasporti ha spiegato che è impossibile nelle grandi città portare ragazze e ragazzi in aula con i mezzi pubblici, se non scaglionando le entrate persino la domenica.

Prima di lei era stato il ministro alla salute a dire: non è cosa. Dopo di lui è stato un preoccupato presidente dell’associazione presidi lombardo a ricordare che non era una buona idea il ritorno in aula prima che si fossero garantite condizioni logistiche e sanitarie diverse dalle attuali.

C’è però un problema, politico ovviamente, che è quello che, soprattutto a ridosso di un ormai inevitabile rimpasto di governo, la manifestamente inefficace ministra all’istruzione, la pentastellata Azzolina, rischia di perdere il posto e pure con disonore.

Quindi il Movimento Cinque Stelle vuol dimostrare, prima del cambio della compagine governativa, che in realtà “quella dei banchi a rotelle” è riuscita nella missione di rendere possibile la scuola in presenza in piena pandemia covid.

Italia Viva, cioè Renzi, fa un gioco simile, ma diverso. Differente perché non ha responsabilità, almeno per ora, nei dicasteri di istruzione e trasporti, quindi nulla di cui scusarsi. Simile perché è da sempre la forza politica di governo che vuole il ritorno al lavoro, a scuola, all’economia il prima possibile, anche a costo di qualche azzardo e di bruciare qualche tappa.

Per ora le accelerazioni non ci hanno portato granché bene. Il vento è girato con la seconda ondata. Prima delle migliaia di morti di ottobre e novembre, sembrava che quelli del ‘riapriamo tutto’ avessero avuto ragione, poi le bare hanno dato loro torto.

Adesso con la scuola si vuol tentare un nuovo azzardo. In aula a una settimana dalle due settimane abbondati di vacanze natalizie.

Una prospettiva che sfugge a ogni logica didattica o sanitaria, tranne quella che, mal che vada, a una nuova ondata si potrà sempre dire che sia colpa di Babbo Natale, Gesù Bambino e il veglione di Capodanno.

Cioè delle “solite italiane e dei soliti italiani indisciplinati, menefreghisti del virus”. Per ora gli unici colpevoli ufficiali di ogni nuova curva a rialzo del contagio.

Il governo del Paese ha deluso ogni aspettativa tanto che ora si pensa a un rimpasto, che è il solo modo per rifarsi il trucco e non cambiare faccia, senza tornare al voto.

Gli ultimi sondaggi, quelli di Termometro politico, dicono che la Lega oggi sarebbe al 26%, al 21% il PD, Movimento Cinque Stelle e Fratelli d’Italia al 14%. Forza Italia al 5% e Italia Viva sotto il 3% e di mezzo punto sotto Azione di Calenda che porta la sua asticella a 3.5%.

I seggi elettorali vengono da sempre allestiti nelle scuole che, per l’occasione, ospitano urne, schede e elettrici ed elettori.

Forse è effettivamente tempo per le italiane e gli italiani di tornare a scuola.

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Pantone Italia https://estremeconseguenze.it/2020/11/28/pantone-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=pantone-italia https://estremeconseguenze.it/2020/11/28/pantone-italia/#respond Sat, 28 Nov 2020 12:17:54 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11261 Rossi che diventano arancioni. Arancioni che diventano gialli. Gialli che boh chi lo sa si vedrà. L’Italia di questo fine anno bisesto sembra la crosta scarabocchiata da un pittore matterello e della domenica. Aborro il qualunquistico “sono tutti uguali” che in realtà è formula comoda per assolvere tutti (compresi i cittadini che degli eletti sono […]

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Rossi che diventano arancioni. Arancioni che diventano gialli. Gialli che boh chi lo sa si vedrà. L’Italia di questo fine anno bisesto sembra la crosta scarabocchiata da un pittore matterello e della domenica. Aborro il qualunquistico “sono tutti uguali” che in realtà è formula comoda per assolvere tutti (compresi i cittadini che degli eletti sono gli elettori… basta guardare gli spaventosi assembramenti di ieri a roma per l’inaugurazione di un nuovo centro commerciale per capire che i primi “colpevoli” sono i cittadini e le cittadine di questo sfortunato e bellissimo Paese), ma la seconda ondata della pandemia ci dice che la nostra classe dirigente, dai sindaci ai presidenti di regione su su fino a parlamento ed esecutivo, è generalmente assai mediocre e inadatta a governare. Il risultato di questo combinato disposto mediocri elettori/mediocri eletti è che dal pantone del covid 19 l’Italia rischia seriamente di finire nel pantano… se non peggio. Buon weekend a tutti e tutte.

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La roulette https://estremeconseguenze.it/2020/11/28/la-roulette/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-roulette https://estremeconseguenze.it/2020/11/28/la-roulette/#respond Sat, 28 Nov 2020 06:53:25 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11253 Si ricomincia. Calendario alla mano. Cerchietto sul giorno 30 novembre, poi altro cerchietto sul 21. Saranno allora tre settimane tonde tonde dall’uscita della zona rossa della Regione Lombardia. L’esperienza ce lo ha ormai insegnato. Per capire se la via scelta per contenere il coronavirus sia o no quella giusta è a tre settimane che bisogna […]

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Si ricomincia. Calendario alla mano. Cerchietto sul giorno 30 novembre, poi altro cerchietto sul 21. Saranno allora tre settimane tonde tonde dall’uscita della zona rossa della Regione Lombardia.

L’esperienza ce lo ha ormai insegnato. Per capire se la via scelta per contenere il coronavirus sia o no quella giusta è a tre settimane che bisogna guardare.

Nel senso che se dopo tre settimane riprendono a salire i contagi e dopo quattro a morire persone, allora, la via era sbagliata.

Poi c’è la quinta settimana che, sia nella prima che nella seconda ondata, ha significato strage.

Riprendendo il calendario la quinta settimana corrisponderà al capodanno. Vedremo con che auspici inizierà.

Che detto così ha il sapore fatalistico della roulette russa. Un proiettile nel tamburo, si gira ciechi del destino e, quando scatta il grilletto, si scopre come è andata.

Il destino, si dice, dimenticando che quando ti metti una pistola in mano e ti punti la canna alla tempia e muori, il destino c’entra molto meno della follia del gesto.

E in Lombardia, è bene ricordarlo, di caduti covid ce ne sono stati più di 21 mila, 21.395, ultimo bollettino alla mano.

Se la regione governata da Attilio Fontana fosse una nazione, sarebbe quella con più morti ogni 1.000 abitanti del resto d’Europa. Quasi il doppio degli altri. Più del doppio del resto d’Italia.

Diciamo che la roulette russa del coronavirus qui è andata un po’ peggio e Milano si conferma la città metropolitana in assoluto con più vittime covid del resto del Paese.

Ho scorso, come tutti quelli che abitano nella “capitale della Padania”, che cosa mutasse di preciso nella nostra quotidianità familiare.

Nei fatti, poca roba. I nonni resteranno saggiamente in quarantena, mentre di noi sei, quelli che avranno un vero cambiamento, è una sola persona.

La quasi più giovane della banda che, da diligente studentessa di terza media, se ne tornerà lunedì al suo banco a rotelle.

Il più piccolo, che sta in prima media, non ha mai smesso, neppure un giorno. Unica classe, si vanta lui, non andata mai in quarantena di tutto il suo plesso, come si dice nei fogli ministeriali.

Massimo Spinelli è il presidente lombardo dell’Associazione Presidi: “si affrontino le questioni chiave – dice – la debolezza del sistema sanitario di supporto alle scuole, i trasporti pubblici da potenziare, le cattedre scoperte”.

Che è un po’ come dire che nulla di tutto ciò è stato affrontato e risolto. Non proprio rassicurante.

Intanto è partito il countdown verso il 2021, che fra un mese sapremo se è solo il proseguimento di questo tragicamente indimenticabile anno bisesto.

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Il miracolo di questo Natale https://estremeconseguenze.it/2020/11/27/il-miracolo-di-questo-natale/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-miracolo-di-questo-natale https://estremeconseguenze.it/2020/11/27/il-miracolo-di-questo-natale/#respond Fri, 27 Nov 2020 11:05:36 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11224 lo dico subito: non sono credente. Ma provo il massimo rispetto per chi professa una qualunque fede, purché lo faccia in maniera civile e rispettosa di tutti gli altri. Tutti, sottolineo. Ciò detto, da ateo mi tocca sottolineare che i miracoli esistono. Uno è oggi sotto gli occhi di tutti: quest’anno Gesù bambino nascerà probabilmente […]

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lo dico subito: non sono credente. Ma provo il massimo rispetto per chi professa una qualunque fede, purché lo faccia in maniera civile e rispettosa di tutti gli altri. Tutti, sottolineo. Ciò detto, da ateo mi tocca sottolineare che i miracoli esistono. Uno è oggi sotto gli occhi di tutti: quest’anno Gesù bambino nascerà probabilmente due ore prima del solito. Per decisione del governo e della Cei, la messa di Natale verrà infatti celebrata il 24 sera alle 22 anzichè al battere della canonica mezzanotte. Un vero miracolo del Natale targato covid 19.

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Ministra De Micheli: Non ci sono le condizioni per riaprire le scuole https://estremeconseguenze.it/2020/11/27/ministra-de-micheli-non-ci-sono-le-condizioni-per-riaprire-le-scuole/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ministra-de-micheli-non-ci-sono-le-condizioni-per-riaprire-le-scuole https://estremeconseguenze.it/2020/11/27/ministra-de-micheli-non-ci-sono-le-condizioni-per-riaprire-le-scuole/#respond Fri, 27 Nov 2020 08:50:01 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11219 “Le scuole vanno riaperte quando ci sono le condizioni per riaprirle”. La ministra PD, responsabile del dicastero ai Trasporti, quello che fu di Danilo Toninelli nel Conte1, lo dice chiaro e tondo e senza giri di parole in un’intervista a Corrado Zunino di Repubblica. Quotidiano di casa FIAT che decide, però, di titolare: “In classe […]

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Le scuole vanno riaperte quando ci sono le condizioni per riaprirle”. La ministra PD, responsabile del dicastero ai Trasporti, quello che fu di Danilo Toninelli nel Conte1, lo dice chiaro e tondo e senza giri di parole in un’intervista a Corrado Zunino di Repubblica. Quotidiano di casa FIAT che decide, però, di titolare: “In classe anche sabato e domenica”.

Rispondendo alle domande, l’ex vice segretaria del Partito Democratico, rivela diverse notizie che val la pena di sottolineare. 

La prima è che non non esiste uno studio che “dimostri che i trasporti sono la principale ragione della crescita della curva” dei contagi covid in Italia.

La seconda è che le regioni chiedevano il 100% della capienza dei mezzi pubblici, poi si è mediato all’80% e ora si è passati al 50% e “dobbiamo restarci fino all’estate”.

La terza è che non si possono aumentare i mezzi, pur disponibili, come sarebbe necessario per viaggiare in sicurezza: a “Milano servirebbe far uscire dall’autorimessa, dalle 7 alle 9, altri 500 mezzi pubblici. Impossibile, dovremmo togliere dalle strade le automobili. Lo stesso ci dicono le simulazioni su Roma e su Napoli. Quasi tutte le città metropolitane non sono nelle condizioni di ospitare numeri così alti di nuovi mezzi pubblici”.

La sola soluzione sono quindi gli ingressi scaglionati, che finora non si hanno avuti in nome dell’autonomia scolastica. La Ministra ammonisce: “Dobbiamo spalmare l’entrata e l’uscita degli studenti sulle prime dodici ore della giornata, dalle 8 alle 20” e se necessario sabato e domenica compresi.

Restano due osservazioni senza risposta: la prima è se basta questo a rendere la scuola un posto sicuro e la seconda è se i mezzi pubblici non salubri siano un tema solo studentesco. Alla prima Paola De Micheli risponde con un “boh”, alla seconda dicendo “anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cambiati e cadenzati”.

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La quarantena della scuola malata https://estremeconseguenze.it/2020/11/27/la-quarantena-della-scuola-malata/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-quarantena-della-scuola-malata https://estremeconseguenze.it/2020/11/27/la-quarantena-della-scuola-malata/#respond Fri, 27 Nov 2020 06:27:53 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11214 La scuola resterà in quarantena, nel vero senso della parola: quaranta giorni. Tanti ne separano da adesso che il Governo si accinge a emanare i nuovi provvedimenti ristrettivi anti-contagio e il presunto ritorno sui banchi dopo la Befana. Il procrastinarsi del regime della didattica a distanza, che non vuol dire chiusura delle lezioni o sospensione […]

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La scuola resterà in quarantena, nel vero senso della parola: quaranta giorni. Tanti ne separano da adesso che il Governo si accinge a emanare i nuovi provvedimenti ristrettivi anti-contagio e il presunto ritorno sui banchi dopo la Befana.

Il procrastinarsi del regime della didattica a distanza, che non vuol dire chiusura delle lezioni o sospensione del lavoro di insegnanti e studenti, disvela definitivamente una dolorosa verità: la scuola è una delle grandi malate di questa pandemia da coronavirus.

Detto più schiettamente: non ci sono e non ci sono mai state le condizioni per un ritorno in sicurezza di studentesse, studenti, professoresse e professori, personale non docente, nelle aule italiane.

Che ciò sia perché le scuole erano e sono troppo affollate, perché lo erano o lo sarebbero i mezzi pubblici o per un insieme di questi e altri fattori, è poco rilevante.

Tornare dietro le lavagne reali e abbandonare quelle virtuali della DAD è stata una follia sanitaria a settembre e, statistiche del contagio e dei morti alla mano, lo sarebbe a maggior ragione oggi.

I numeri delle varie inversioni di tendenza di propagazione del virus, dell’allentamento della pressione su ospedali e terapie intensive, del lento stabilizzarsi e ridursi del numero delle vittime, questo dice e manifesta.

La chiusura delle scuole e gli altri provvedimenti del distanziamento sociale stanno servendo, pur con una lentezza che è evidentemente figlia del fatto che al lockdown breve e totale, se ne è scelto uno lungo e assai parziale.

Tra le bizzarrie di questi mesi, forse la più grande è stata quella infantile del “ma anche”. La vulgata del “se sono aperti i parrucchieri, allora devono aprire anche…”. Laddove invece ci si sarebbe dovuti accorgere che non erano le scuole a dover essere popolate, ma, semmai, anche altre realtà, lasciate aperte, a dover essere chiuse o più vigilate.

Questo adagio simile al piagnisteo di un bambino cui si è negato un gioco dato a un altro suo coetaneo, è il segno di un’immaturità sociale e solidaristica sulla quale abbiamo e avremo molto da riflettere.

Un egoismo che ha trovato il suo sinonimo in quella parola, priorità, che si è fatta rivendicativa di piccoli o grandi interessi parziali.

“Prior” è la radice etimologica di quella nobile parola che significa: “che viene prima” e, in tempo di morte e contagio, salute e vita dovrebbero essere la sola priorità e non prodotto interno lordo, economia o altre piccole cose rispetto a morte e malattia.

Salute e vita sono la priorità di questo esecutivo di governo? Di tutta la compagine di governo? Al di là delle belle parole, le scelte retrive di Giuseppe Conte e le dichiarazioni di certi suoi ministri, per esempio Lucia Azzolina, che fortunatamente non guida il dicastero della Salute, sembrano dire il contrario.

È stato scelto un giorno particolare per la firma del nuovo dcpm, il 4 dicembre, San Giovanni Damasceno. La tradizione cristiana lo ricorda come colui che firmando un documento coraggioso si trovò mozzata la mano destra, poi restituitagli dalla Vergine.

La sensazione è che nonostante gli oltre 50 mila morti, il presidente del consiglio Giuseppe Conte non avrà bisogno della Madonna per tenersi ben attaccata la sua mano destra, ché si sa, i padroni tagliano le mani solo ai servitori disubbidienti.

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853 morti covid nelle ultime 24 ore https://estremeconseguenze.it/2020/11/24/coronavirus-bollettino-protezione-civile-24-novembre-2020/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=coronavirus-bollettino-protezione-civile-24-novembre-2020 https://estremeconseguenze.it/2020/11/24/coronavirus-bollettino-protezione-civile-24-novembre-2020/#respond Tue, 24 Nov 2020 17:07:10 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11205 Il bollettino coronavirus della protezione civile di oggi 24 novembre 2020

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Sono 853 i malati di covid19 deceduti nelle scorse 24 ore, mai così tanti dall’inizio della così detta seconda ondata. Lo dice il bollettino della protezione civile del 24 novembre sullo stato della pandemia di coronavirus in Italia. Le vittime ufficiali arrivano quindi a 51.306.

Restano sotto i 200 mila i nuovi tamponi eseguiti: 188.659, ieri erano stati 148.945.

Calano le persone ricoverate a 34.577, ieri erano 34.279. Salgono seppur di pochissimo le terapie intensive che da 3.810 vanno a 3.816.

Tornano invece a salire i pazienti obbligati alla quarantena domiciliare 759.993 contro i 758.342 del precedente bollettino.

Salgono infine i positivi totali 798.386, erano scesi 48 ore fa a 796.849.

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Mercalli: “Sciare? Il Covid non fa nevicare” https://estremeconseguenze.it/2020/11/24/mercalli-sciare-il-covid-non-fa-nevicare/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=mercalli-sciare-il-covid-non-fa-nevicare https://estremeconseguenze.it/2020/11/24/mercalli-sciare-il-covid-non-fa-nevicare/#respond Tue, 24 Nov 2020 09:38:34 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11199 “Il dibattito sull’apertura degli impianti sciistici è piuttosto surreale perché per sciare servirebbe prima di tutto la neve, che non c’è.” Luca Mercalli, meteorologo, climatologo, divulgatore scientifico commenta così a EC il surreale dibattito sulla partenza della stagione sciistica limitata dalla pandemia Covid19. “Stiamo vivendo anche in montagna un novembre tra i più caldi di […]

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“Il dibattito sull’apertura degli impianti sciistici è piuttosto surreale perché per sciare servirebbe prima di tutto la neve, che non c’è.” Luca Mercalli, meteorologo, climatologo, divulgatore scientifico commenta così a EC il surreale dibattito sulla partenza della stagione sciistica limitata dalla pandemia Covid19.

“Stiamo vivendo anche in montagna un novembre tra i più caldi di sempre – aggiunge – solo qualche giorno fa lo zero termico era a quota 4mila metri, una temperatura prettamente estiva più che autunnale. Una temperatura tra l’altro che non permetterebbe nemmeno di sparare la neve, visto che servono almeno zero gradi per far funzionare i cannoni. Quindi gli operatori dell’industria dello sci al momento invece di prendersela con il Covid dovrebbero, paradossalmente, forse ringraziarlo dal momento che potrebbero avere dei rimborsi dal Governo per una stagione che dato il clima sicuramente non può ancora partire”.

Continua Mercalli : “Una stagione, quella dello sci, che il cambiamento climatico in atto ha già drasticamente ridotto. Se una volta si poteva sciare da novembre a febbraio oggi ormai siamo a solo due mesi di innevamento, tra dicembre e febbraio. E la quota di innevamento è sempre più alta, ormai sopra i 1.800 metri. Sotto i 1,500 metri di altitudine si scia solo con neve artificiale. Con un uso impressionante di risorse idriche. (Il costo calcolato è di mezzo miliardo di euro a stagione solo per innevare le Alpi ndr).

L’anno in corso si candida a essere, ancora una volta, il più caldo di sempre. Manca ancora un mese quindi è prematuro dirlo e non amo gli annunci giornalistici di questo tipo ma è certamente probabile che il 2020 vada a rappresentare l’ennesimo record. Abbiamo tanti segnali ulteriori di come il pianeta risponda al surriscaldamento, come da 40 anni sappiamo e come da 40 anni diciamo.

Assistiamo anche quest’anno a una serie di eventi estremi. Gli incendi devastanti in Australia di gennaio (sono passati solo pochi mesi ma ce ne siamo dimenticati), i peggiori di sempre. I roghi in California, anche lì mai cosi vasti e distruttivi.

La stagione degli uragani, mai così avanzata. Gli uragani vengono classificati con diversi nomi in ordine alfabetico e ormai si deve usare l’alfabeto greco per dargli un nome, il nostro è stato già esaurito quest’anno. Siamo a Iota, non è detto che sia ancora finita e siamo quasi a dicembre. C’è poi lo scioglimento del permafrost in Siberia che procede inesorabile. Non fa notizia, parliamo di territori enormi e disabitati che non vanno sulle prime pagine dei giornali. Ma il permafrost continua a sciogliersi e il rischio è che liberi enormi quantità di metano che darebbero ulteriore spinta all’effetto serra.

Insomma, per molti aspetti tutta quella attenzione a un radicale cambiamento di stili di vita e di modelli di consumo di cui si parlava in primavera durante la prima ondata Covid sembrano svaniti e fuori dal mirino. Si ragiona sulla ‘ripartenza’ esattamente con le caratteristiche che hanno portato alla devastazione del pianeta. L’unico elemento che vedo possa resistere e che forse abbiamo davvero imparato è il lavoro agile, smart working o telelavoro come vogliamo chiamarlo. Se prima del Covid erano mezzo milione di persone a praticarlo in Italia oggi siamo a 8 milioni. Anche le imprese hanno capito che è conveniente, perché risparmiano. E sicuramente l’ambiente ne trae vantaggio, riduce gli spostamenti e i consumi. Qualcosa, almeno su questo fronte, resterà e non potremmo tornare alla casella di partenza”.

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L’ANONIMA STRAGE DEI 50 MILA https://estremeconseguenze.it/2020/11/24/lanonima-strage-50-mila-morti-covid/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lanonima-strage-50-mila-morti-covid https://estremeconseguenze.it/2020/11/24/lanonima-strage-50-mila-morti-covid/#respond Tue, 24 Nov 2020 06:40:39 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11194 Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Intendo a mettere insieme 50 mila persone. Dove mai ho visto così tante persone insieme e dove le ho potute raccogliere con uno sguardo soltanto? C’è solo un rito che mi è venuto in mente e sono gli stadi. Un concerto. Una partita. E se hai il […]

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Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Intendo a mettere insieme 50 mila persone.

Dove mai ho visto così tante persone insieme e dove le ho potute raccogliere con uno sguardo soltanto?

C’è solo un rito che mi è venuto in mente e sono gli stadi. Un concerto. Una partita. E se hai il biglietto a un anello abbastanza in alto allora il cono del tuo sguardo accarezza 50 mila persone.

Che poi non è che le accarezza proprio tutte. Le sfiora e sorvola. Come quando sei su un aereo in fase di atterraggio su una grande città. Vedi, intuisci, ma poi non sai.

Dei 50 mila del covid, morti in un ospedale attaccati a un ventilatore o morti e basta che nemmeno il ventilatore c’era, non sappiamo nulla.

Non c’è colpa in questo. Come fai a sapere, anche se fosse stato detto, di così tanta gente.

Sono troppi per restare umani. Intendo per rimanere occhi, bocca, idee e parole.

Il problema e la storia ne è piena, ma non pienissima, di così tragici eventi. È che senza coordinate delle persone, senza una parvenza dell’esperienza di loro: si perdono.

I numeri non commuovono, si fanno statistica e dicono, punto. Quante donne, quanti uomini. Quanti anziani, meno anziani, giovani. Sconosciuti, insomma.

50 mila persone induce alla fatalità. Perché poi come fai a pensare che ci possa essere davvero una singola responsabilità in una simile strage.

Sfortuna, età, destino, non ci rimangono molte categorie per motivare, giustificare, 50 mila morti tutti insieme.

C’è un pudore giusto nell’affiancare questa ad altre ecatombe, ma da una più immane strage prendo a prestito una categoria: la banalità del male.

La dobbiamo a una grande donna, una grande pensatrice: Hannah Arendt. Seguendo nel 1961 per la rivista statunitense New Yorker il processo al gerarca e assassino nazista Eichmann, coniò la frase e la riflessione drammatica.

Anche se ridotto a slogan, La banalità del male nel 1963 fu il titolo di un libro che leggere è sempre istruttivo e racchiudere in una piccola spiegazione è riduttivo e presuntuoso.

Nel libro della filosofa Eichmann viene descritto come una persona “né perversa, né sadica” che però, quasi senza accorgersene, incapace di farsi responsabile delle sue azioni, organizzò l’olocausto degli ebrei. I 6 milioni di morti.

La banalità del male è una condotta, una categoria del pensiero che nell’ecatombe da covid possiamo prendere a prestito.

50 mila persone sono morte e non è stato il fato, il destino, la sfiga.

Tante di loro sono morte per un sistema sanitario inefficiente.

Altre sono morte per scelte a favore di una economia rapace.

Molte per una leggerezza, nei fatti, negazionista di chi stava loro intorno.

Un numero incommensurabile hanno perso la vita in nome di una piccola priorità di altri che la vita hanno spesso ancora, ma che hanno nei fatti tolto per soddisfare un poco significativo egoismo.

La banalità del male, appunto.

A ridosso della strage delle Torri Gemelle ero a New York, faceva impressione e dava la dimensione dell’orrore che chiunque incontrassi mi dicesse di un amico, un parente, un amico di un amico che in quei grattacieli aveva perso la vita.

Il fato mi ha fatto milanese. Oggi la memoria mi va a coloro che conoscevo e che il covid ha portato via. Sono molti meno di 50 mila, sono meno di una decina, poco meno.

Non so come si faccia a pensare a 50 mila persone. Ne ho otto però che so e che mi danno il privilegio di non pensare a un numero distante e lontano, ma a volti, parole, persone, uomini e donne, uccisi.

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CORONAVIRUS: IL BOLLETTINO DI OGGI 23 NOVEMBRE 2020 https://estremeconseguenze.it/2020/11/23/coronavirus-il-bollettino-di-oggi-23-novembre-2020/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=coronavirus-il-bollettino-di-oggi-23-novembre-2020 https://estremeconseguenze.it/2020/11/23/coronavirus-il-bollettino-di-oggi-23-novembre-2020/#respond Mon, 23 Nov 2020 16:27:06 +0000 https://estremeconseguenze.it/?p=11172 Sono 630, ieri erano stati 562, i malati di covid19 deceduti nelle scorse 24 ore, lo dice il bollettino della protezione civile del 23 novembre sullo stato della pandemia di coronavirus in Italia. Le vittime superano così le 50 mila e raggiungono il triste numero di 50.453. Crollo verticale dei tamponi eseguiti, 148.945, erano 100 […]

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Sono 630, ieri erano stati 562, i malati di covid19 deceduti nelle scorse 24 ore, lo dice il bollettino della protezione civile del 23 novembre sullo stato della pandemia di coronavirus in Italia. Le vittime superano così le 50 mila e raggiungono il triste numero di 50.453.

Crollo verticale dei tamponi eseguiti, 148.945, erano 100 mila in più a metà settimana scorsa, 40 mila in più quelli eseguiti nelle 24 ore precedenti.

Salgono le persone ricoverate che da 34.279, passano a 34.697. Salgono seppur di pochissimo le terapie intensive che da 3.801 arrivano a 3.810.

Scendono invece a 758.342 i pazienti obbligati alla quarantena domiciliare e torna sotto quota 800 mila il numero dei positivi: 796.849.

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