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Estreme Conseguenze

Il fascismo non è un’opinione, è un crimine.
Le rivendicazioni neofasciste non hanno diritto di tribuna, perché sono anticostituzionali. Nel nostro paese aumentano le minacce nei confronti dei giornalisti che raccontano la galassia nera, da Nord a Sud. Noi crediamo nella ‘scorta mediatica’. Quella che i giornalisti forniscono agli altri giornalisti minacciati, come accade per il collega Federico Gervasoni. Come accadrà per Paolo Berizzi. Federico, giovane e coraggioso reporter bresciano, è autore di “Il cuore nero della città: viaggio nel neofascismo bresciano”, edito da LibereEdizioni. Federico ha ricevuto (e riceve) minacce.

Ecco la nostra intervista

“Ho iniziato a frequentare Casapound quando avevo 19 anni. Non perché fossi a favore dei ‘fascisti del terzo millennio’ ma parchè credo che un bravo giornalista per descrivere le situazioni che racconta debba vederle coi propri occhi. Sono sempre stato appassionato di storia contemporanea, fin dal Liceo, e quando ho iniziato a fare il giornalista ho cominciato a occuparmi di movimenti di estrema destra.
Casapound e Forza Nuova sono due formazioni molto diverse tra loro, a volte anche contrapposte, ero cresciuto con una idea contraria e cioè che fossero contigue. Casapound in particolare è piuttosto marginale al Nord mentre al Centro Sud e nella capitale hanno molto più potere”

“Questi movimenti neofascisti sono in crescita. Nel bresciano troviamo anche il Veneto Fronte Skinhead. Ci sono varie ambienti ‘fertili’ per questi gruppi come per esempio lo stadio. Una fetta della Curva Nord del Brescia è dichiaratamente neofascista. Poi ci sono i concerti ‘nazi-rock’, dei veri e propri passe-partout per il reclutamento. L’estremismo musicale di destra gioca un ruolo molto importante nella crescita dei movimenti neofascisti tra i giovani. Se un tempo erano ritrovi per pochi intimi oggi sono occasioni fondamentali di incontro sempre più grandi, con gente che arriva anche dal resto d’Europa. Sono l’occasione per pianificare nuovi appuntamenti, azioni comuni. Per esempio il 2 febbraio scorso a Palazzolo sull’Oglio in un locale privato c’è stato un evento di questo tipo , organizzato da Veneto Fronte Skinhead e che ha richiamato circa 200 neofascisti da tutto il Nord Italia”.

Le Curve

“Ci sono alleanze trasversali che vanno oltre le logiche di ‘tifo’. Paradossalmente curve divise e nemiche per questioni di tifo calcistico si trovano poi ideologicamente insieme. È il caso di Veneto Fronte Skinhead che mette insieme gli ultrà dell’Hellas con quelli del Brescia (calcisticamente ‘nemici’ perché uniti da gemellaggi incrociati: Milan e Brescia contro Verona e Inter nda). Non si può generalizzare e dire che tutta la curva del Brescia sia di destra anzi sicuramente non è cosi ma è vero che quando ci sono comizi di Forza Nuova a Brescia, ultrà del Verona stanno vicini a ultrà ‘daspati’ del Brescia, partecipano alle stesse cene, alle stesse riunioni. È strano, perché le rivalità da ultras qui sono superate da una comune convergenza politica”

Le minacce

“È normale che ci siano persone che non hanno reagito al mio libro in maniera, diciamo, non proprio ortodossa… ho ricevuto insulti e intimidazioni che sicuramente non sono un aspetto…

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Estreme Conseguenze

Nessuna ‘sorveglianza speciale’ per gli italiani che hanno combattuto in Siria contro Isis a fianco delle milizie curde perché “il fatto non può costituire un elemento tale da giustificare un provvedimento restrittivo delle libertà personali”.
Lo hanno stabilito oggi i giudici del Tribunale di Torino respingendo le richieste della Procura del capoluogo piemontese a carico di cinque giovani che combatterono con le brigate YPG e YPJ.
È una sentenza decisiva che determina un precedente cruciale per tutti i giovani italiani che hanno scelto di combattere con le armi e sul terreno il sedicente califfato: la loro partecipazione alla guerra civile non può essere ‘incriminata’ una volta rientrati in patria.
Per tutti gli imputati torinesi quindi  (Paolo Andolina, Jacopo Bindi, Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci) crolla l’impalcatura di accusa.
Secondo la Procura dovevano essere ritenuti “soggetti pericolosi” non solo per l’addestramento militare ricevuto ma anche (e soprattutto) per le loro posizioni politiche. Su di loro pendeva una richiesta di provvedimento restrittivo che avrebbe comportato un obbligo di dimora in un Comune diverso da quello di residenza (una sorta di confino), ritiro di passaporto e patente, revoca dei diritti civili.
“Una vittoria schiacciante della nostra linea difensiva e una debacle totale del castello di accuse messo in piedi dalla Procura” commenta a EC Davide Grasso, prosciolto in toto insieme a Fabrizio Maniero.
Per altri tre imputati, invece, restano da valutare altri fatti commessi a Torino negli ultimi mesi, fatti che potrebbero comportare un qualche provvedimento. A quanto risulta a EC, nessuna di queste contestazioni fa riferimento a episodi violenti…

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